lunedì 14 dicembre 2009

Antibes, Triathlon de la St. Sylvestre: ottima prova del Ponente Triathlon

Gara vera quella del Triathlon de la St. Sylvestre disputata ieri nello splendido scenario di Cap D'Antibes. Un triathlon con tutte le carte in regola, nonostante gli 8° di temperatura (mentre l'acqua del mare allo Stade Nautique di Juan les Pins era a 16°). Organizzata alla perfezione e inserita in una cornice di gare "minori" come il duathlon per ragazzi e bambini, questa gara, che tocca quest'anno la 19° edizione, è la dimostrazione che in Francia il Triathlon ha raggiunto il cuore degli sportivi e della gente.

Una cinquantina i triathleti che, infreddoliti ma tenaci, muta calzata fino ai denti, si sono allineati alla partenza. Tra loro anche tre "cinghiali" del Ponente Triathlon Bordighera, squadra che ormai alle competizioni d'oltralpe è ospite fisso e gradito. Ottimo il bottino: Paolo Borfiga, Claudio Mingherlino e Giacomo Revelli, hanno sfidato le intemperie e affrontato 750 m a nuoto, 20 km in bicicletta e 5 km di corsa classificandosi nelle prime 10 posizioni, con Borfiga che conclude addirittura al 3° posto. Il podio di Paolo Borfiga ha però un po' di amaro in bocca: senza la rottura del cambio nella frazione in bicicletta Borfiga avrebbe potuto scalare la classifica. Podio di categoria anche per Revelli e Mingherlino, 2° e 3° senior 3.

sabato 12 dicembre 2009

BRAVI TUTTI......

Domenica 6 un bel gruppetto di cinghiali ha partecipato all'ultima fatica dell'anno, la seconda edizione della MEZZA MARATONA DEL MARE di SANREMO.

Un bravo a tutti ma soprattutto a chi tra loro si cimentava per la prima volta su questa distanza.

Besnard Guillaume 1h19'07''
Biamonti Alessio 1h35'17''
Bernardi Andrea 1h41'44''
Ricci Stefania 2h02'47''
Castelli Francesca 2h02'47''

mercoledì 9 dicembre 2009

PRIMI I CINGHIALI

Domenica nel fango isolano uno sparuto numero di cinghiali si è fatto valere nonostante la mancanza dei più agguerriti podisti della nostra squadra. Emiliano, Ivan, Yann, Paolo e Stefano sono riusciti a conquistare il gradino più altro del podio a squadre nel "Cross des iles Sport pour Tous" tra più di 600 concorrenti.

Bravi.

lunedì 26 ottobre 2009

giovedì 15 ottobre 2009

IL RACCONTO DEL "DOMATORE DI MUTE"!

Era una notte buia e tempestosa, i 7 nani triathleti cazzeggiavano a casa quando Luppolo disse: ”C'è l'Elbaman a settembre!” Subito Monzalo rispose: ”Non posso, mi sono ritirato dalle gare nel 1932!” Fece eco Sforbicialo: ”Niii annnnnnch' io nonnn ci vado, ste cosse mi fanno incasssare e sonnnno connntrario di principio!” Picconalo aggiunse “Non posso fare troppe gare!”.
Miccola_la, Pignoralo e Sfabriziolo pensarono: “Non siamo preparati!”… quindi tutti e 7 s'iscrissero immediatamente!
Ognuno raggiunse l'Elba a modo suo. Qualcuno si portò i mobili da casa, altri scesero presto presto per provare 38 volte il percorso di bici, altri, raccolto Gargamella Quarello dal Piemonte sulla Baldoriamobil, fecero un viaggio da Anonima Alcolisti con birre, parmigiano, Barbera e noccioline!
Il giorno della Gara bisognava sciogliere gli ultimi dubbi: vado prima in bagno o faccio il carico di carboidrati??? Perchè dopo che ho chiuso la muta mi scappa la pipì??? Ma che ci faccio io qui???
Partiti!
Il nuoto passa bene, le acque sono torbide ma calme e sembra di nuotare in una grande piscina. All'uscita si vive un momento di altissimo pathos quando Franco viene aggredito dalla sua muta che si rifiuta di staccarsi di dosso! La lotta è estenuante ma alla fine la muta è battuta! (si ringrazia il gruppo di danesi per il tifo).
Col percorso in bici molti rimpiangono di non aver studiato bene geografia alle medie ed aver confuso la Pianura Padana con l'Isola d'Elba! Ma da dove escono tutte 'ste salite??? Però i panorami sono spettacolari tanto che tutti i nostri decidono di fare un secondo giro e completano così i circa 95Km di sali e scendi (erano di più i sali!).
La frazione podistica è pianeggiante, in mezzo ai canneti, ci sono canne dappertutto ed in effetti l'espressione di molti corridori dà da pensare che siano un po “fatti”…
Improvvisamente si sparge una voce: l'amico Paolo Borfiga è in testa. Di lì a poco la conferma incredibile: ha vinto!!!
La cosa ringalluzzisce i reduci, alcuni corrono meglio, altri strisciano più velocemente!
Alla fine tutti i nostri Eroi passano il traguardo!
Grande festa al ristorante, bottiglie, stanchezza e soddisfazione!
Sforbicialo ostenta 2 preservativi ai polpacci che un losco commerciante gli ha spacciato come calze defaticanti usate dai campioni ... e si sente già meglio!
Al ritorno, in autostrada, la Baldoriamobil è stata sorpassata dal pulmino del Freestyle di Pisa... orrore, subito iniziava l'inseguimento e i pisani venivano risuperati, al quel punto loro indossavano tutti i caschi da crono e risuperavano i nostri Eroi!!!
Caricandosi di tutto il Prosecco disponibile, non era poco, indossando i caschi da crono alla rovescia, travestendosi cosi da Tucani per confondere le idee al nemico, i Rivieraschi riuscivano a batterli al fotofinish del casello di Pisa.
In serata, sporchi, ubriachi e coi mitocondri sfatti rientravano tutti a casa giurando BASTA! - fino alla prossima gara... anzi … domani ci si vede in piscina!

mercoledì 14 ottobre 2009

IL NOSTRO "KENIANO" NEL GOTA LIGURE!

Giacomo Revelli cinghiale doc. con 1h17'28'' nella mezza maratona di Imperia tenutasi in primavera, ha fatto registrare il sesto miglior tempo stagionale in Liguria.

Complimenti da tutti noi!

http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=101109

venerdì 2 ottobre 2009

C'era una volta

“C’era una volta...” non ci sono favole che non iniziano con questa frase!!!
Ancora oggi a 36 anni suonati, il solo sentirla mi fa tornare indietro di tanto tempo, quando mia mamma o più spesso mia nonna, sedute sul mio lettino, cercavano spesso senza successo, di farmi addormentare in un orario decente.
“C’era una volta...” ed improvvisamente la mente si sintonizza su paesaggi incantati, su cavalieri erranti, su folletti e streghe…
Spesso erano le favole più comuni che mi venivano raccontate, altre volte, nella maggior parte dei casi, erano storie inventate ed improvvisate e quindi mai uguali alla volta precedente….
Le ricordo bene... ognuna, ora mi accorgo, aveva una morale, un insegnamento!!
Il leoncino che si allontanava dalla sua mamma ed andava a finire in un fosso profondissimo, oppure l’elefantino che non voleva lavarsi ed una mattina si trovava con degli alberelli che sbucavano dalle orecchie…
Poi si cresce e ci si accorge che le favole altro non sono che storie inventate, che i biscotti che mettevo per babbo natale in realtà li mangiava mio papà, che i draghi non esistono e che non sempre c’è un lieto fine alle cose!!

Ma come dice il titolo di un film “la vita è bella”….ed ecco che non più in tenera età ci si ritrova in maniera inaspettata a vivere in prima persona una favola!!!
Si si si...quella vissuta domenica 27 settembre è stata proprio una favola...
C’è il cavaliere senza paura col suo cavallo (in carbonio da 3500 euro), ci sono i fidi scudieri (alcuni vestiti di celeste, altri di giallo/nero, altri in infradito e con accento spiccatamente taggiasco, altri semplicemente nudi con un solo asciugamano a cingerne la vita) ci sono i draghi (che non sanno cosa significhi NO DRAFT) c’è la bella principessa da salvare (da un ‘abbuffata di gelati e yogourt) c’è il paesaggio incantato e soprattutto il lieto fine, il “vissero tutti felici e contenti” col nostro cavaliere che per primo taglia il traguardo della prima edizione del 70.3 elbaman.
Quello che è successo domenica può essere spiegato solo così, ammettendo che tutto quello che pensavamo sulle favole, sul fatto che fossero cose inventate da proporre ai più piccini, non era vero.
La gara in se per se è stata stupenda e sarebbe già stato duro raccontare le migliaia di sensazioni vissute personalmente in 6h e 33min..
Ciò che ha fatto Paolo domenica rende tutto più difficile...
E’ incredibile ciò che ho provato quando incrociandolo durante la frazione di corsa, l’ho visto girare in direzione del traguardo preceduto dalla sola bici con scritto 1°UOMO ed affiancato da Giacomo che gli urlava accanto…..è assurdo ciò che ho provato pochi secondi dopo sentendo lo speaker pronunciare il suo nome come primo classificato.
Ho cominciato ad urlare “abbiamo vinto, abbiamo vinto” e la voglia di fermarmi per andarlo ad abbracciare è stata tanta...
Si, più ci penso e più credo che sia stata una favola... una di quelle che amavo ascoltare da bambino e che magari racconterò a Francesco tra qualche tempo perché come dice il dottor Monza “io sono amico di Paolo Borfiga”!!!

Si si mi sono convinto... domenica passata ho vissuto una favola con la sua bella morale... ho capito che c’è ancora tanto pulito nello sport che amiamo e non parlo solo di sostanze dopanti, ho capito che un ragazzo normale, uno di noi, può rendere reale ciò che pensavamo fosse solo un sogno e soprattutto ho capito che depilarsi le gambe non serve a nulla!!
Come dice Evelina, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna (chissà forse è leggermente interessata la sua affermazione)… quello che mi viene da dire pensando a domenica è anche che dietro ad un grande atleta c’è sempre un altra grande persona… allenatore, amico, mentore, compagno di allenamenti o tutte queste cose insieme…
Magari è una persona diversa nei modi, una persona forse più chiusa,una persona che piena di gioia per la vittoria dell’amico và a festeggiare su di un molo da solo a 20mt dalla riva, togliendosi da tutto e da tutti, diversa si ma sicuramente uguale nei contenuti e nel grande spessore morale...

Domenica è stata una favola perché TUTTO è stato perfetto….perchè Paolo ha vinto e perché con lui abbiamo un po’ vinto tutti noi….noi che con diverse ambizioni iniziamo a nuotare alle 8 del mattino finendo correndo magari in preda a crampi alle 15 del pomeriggio.
Ora la speranza è che Paolo non si faccia tatuare l’Isola d’Elba sul polpaccio e che magari la prossima volta riesca a vincere godendo però anche delle bellezze che il paesaggio offre…tipo la vigilessa all’incrocio!!!!
To be continued...

Emiliano Scandi


Marco Pignone del Riviera, informato della vittoria di Paolo Borfiga durante la sua frazione di corsa, si ferma e lo abbraccia



Emiliano, cinghiale di razza

Claudio Mingherlino: la mistica della fatica
(Sentieri selvaggi in Cappadocia :-)

mercoledì 30 settembre 2009

C'è un ragazzo che come me ama il sushi e il triathlon

Questo è il post più difficile che mi sia mai capitato di scrivere sul nostro blog. Non so nemmeno come cominciarlo. Visto il luogo di cui sto per parlare, l’Isola d’Elba, e l’illustre ospite che vi fu confinato ormai 200 anni fa, si potrebbe cominciare con qualcosa di aulico, di manzoniano.

Macché, non basta. Anche sempre di numeri 1 parliamo, ma Paolo non è un extraterrestre, è uno di noi, il triathleta della porta accanto.
Queste cose sono fatte della stessa materia dei sogni, carboidrati complessi, ben più di quelle schifezze che ingurgitiamo durante i nostri allenamenti e in gara.
Non è possibile mettere nero su bianco qualcosa che hai sognato in 11 anni di triathlon e che finalmente s’è materializzato una calda domenica di fine estate, su un’isola lontana a forma di pesce, piena di posti con nomi bizzarri, selvatica, profumata, mediterranea: un tuo compagno, un tuo amico che vince una gara è qualcosa che ti scoppia il cuore e cambia un po’ la tua vita sportiva.

Comincio con un ricordo ma che dice già tanto. Risale alla primavera di saranno ormai 5 anni fa. E’ domenica mattina. Siamo in bici nei dintorni di Beaulieu, in uno dei tanti lunghi per preparare la stagione. Siamo tutti del Riviera, il Ponente Triathlon era ancora una cosa lontana, i cinghiali solo della selvaggina da trattoria. Non ricordo benissimo chi c’era, a parte me, Stefano e Claudio, Fabrizio e Marco Marsiglia, forse Marco Pignone e qualche altro.
C’è anche un ragazzo con noi, uno nuovo, che non avevo visto che qualche volta, di sfuggita. Ben messo fisicamente, taciturno ma alla mano, carnagione berbera. Pedala con una dimestichezza straordinaria, sembra che fosse sempre stato in bici. Mah, pensiamo, arriverà dal ciclismo. Glielo chiedo: No, ho fatto windsurf. Ah.

Poco dopo ha occasione di dimostrare la sua abilità ciclistica. Un autobus di linea, quasi vuoto, ci chiude in una curva. Ed eravamo pure in fila indiana. Succede spesso che ti chiudano, ti taglino la strada, ti privino della precedenza quando ce l’hai sacrosanta. Ma finché è un’auto t’incazzi e freni. Quand’è un autobus devi salvarti la vita. E toccò a questo ragazzo nuovo salvarsi la vita, in una delle sue prime uscite in gruppo.

Ero poco dietro di lui e ho seguito tutto in diretta. Mai vista una cosa del genere. A 40 km all’ora, Paolo aveva da una parte la roccia di Cap Estel e dall’altra una fiancata Iveco che lo stringeva nemmeno fosse Indiana Jones nei trabocchetto dei templi Maia. Poteva accadere di tutto. La roccia tagliente del capo poteva affettarlo come una bresaola. Oppure le ruote dell’autobus potevano risucchiarlo come un gatto spelacchiato.

Niente di tutto questo: Paolo ha sganciato i piedi dalla bici e s’è appoggiato con la schiena alla corriera . Poi, quando la strada non è tornata larga, ha ripreso l’equilibrio e via. Alla faccia del windsurf. Ha usato la bici come se fosse una tavola per surfare sulla paura e forse non se n’è nemmeno reso conto.
Qualcuno di noi gridava al miracolo, altri dovevano smaltire l’incazzatura. Stefano è partito urlando all’inseguimento della corriera: 3 km a 50 all’ora, nemmeno Cancellara alle Olimpiadi. Io e qualcun altro tenevamo dietro. Alla prima fermata ci mettiamo di traverso e l’autista passa davvero un brutto quarto d’ora.

Non so, forse è proprio lì che abbiamo cominciato tutti a essere cinghiali.

Bene, questo ragazzo è lo stesso che ha vinto il 70.3 dell’Elba domenica scorsa.
Ma non è un extraterrestre. Questo ragazzo come me ama i Beathles, il sushi e i Rolling Stones (andiamo meno d’accordo con lo Stoccafisso, ma va bene lo stesso).
Ci alleniamo, viaggiamo, mangiamo, beviamo, corriamo, ci divertiamo spesso insieme. Non si dopa, non se la tira, non te la fa pesare, non ha tatuaggi da star e nemmeno si depila. Paolo Borfiga da Rocchetta Nervina è il primo essere “umano” a cui vedo tagliare il traguardo di una gara di triathlon.

Questo sport non finirà mai di stupirmi.
Altre foto qui: http://picasaweb.google.com/paolo.borfiga/DropBox?authkey=Gv1sRgCJiG3ND87ZXV9AE&feat=directlink

Sanremo News: http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=100158

venerdì 4 settembre 2009

Gambe un pò di miele e tanto cuore.........

Fausto Coppi 2009, Mediofondo – 118km

Domenica 30 agosto. Sono le 4h00 del mattino. Il lucernaio sul tetto, sopra di me, è spalancato. Dal letto ascolto il rumore del fiume e la pioggia che cade. “Oggi no! Va bene pedalare per 120 km, anche se non l’ho mai fatto, ma non sotto l’acqua”.
Poi mi giro verso i bambini, addormentati accanto a me. Il loro respiro profondo, regolare e alternato mi effonde un senso di pace e dimentico la pioggia.
Fuori é buio, ma per me é già giorno.
Come sempre più spesso accade la mattina di una prova, mi sveglio lucido, pronto e concentrato. Guardo ancora una volta i bambini addormentati e senza far rumore scivolo via. Chiudendo la porta della camera da letto ho la sensazione piacevole di proteggerli, lasciandoli al calduccio come uccellini nel nido, insieme alla loro mamma. Il papà intanto proverà a conquistarsi una nuova montagna, in bicicletta. Non so come, ma questa immagine mi restituisce un significato profondo.
Colazione con fette di pane e bresaola, yogurt con miele e mirtilli, un caffé lungo.
Nel frattempo fuori spiove.
Questa gara, oltre ad essere una prima per me in bicicletta, sarà anche un test alimentare. Troppe volte durante i trail mi sono ritrovato affamato, senza più energie e con la nausea; impossibilitato a mandar giù quelle schifose barrette energetiche e i gel. Con Cristina abbiamo allora individuato quali elementi sono veramente necessari per sostenere uno sforzo di lunga durata in modo naturale, senza chiedere al corpo di lavorare per la digestione e gratificando i recettori del gusto. Abbiamo allora sciolto un barattolo di pasta di miele e nocciole tritate in una borraccia da tre quarti di litro d’acqua; il risultato é delizioso. Poi abbiamo preparato un mix di frutta secca con aggiunta di rosa canina per l’apporto vitaminico. Infine due semplici banane. L’idea é di bere regolarmente e alternativamente l’acqua pura e il beverone e sgranocchiare il più sovente possibile la frutta secca. Il risultato: un vero successo! Avrei potuto evitare tutti i ristori, che ho in effetti usato solo per scaricare e ricaricare acqua fresca. Mai un momento di crisi metabolica, crampi o fatica eccessiva.
Eppure é stata dura!
Alle 5h30 esco di casa, carico la bici in macchina e da Limone parto alla volta di Cuneo. In un attimo mi ritrovo alla griglia di partenza dove si accalcano centinaia di ciclisti. Percepisco la tensione intorno a me, l’ansia pre gara, ma mi sento estraneo a tutto cio’. Il mio obbiettivo non sarà una certa media di velocità, un preciso tempo totale o una particolare posizione in classifica. Il mio obbiettivo é scoprire cosa puo’ darmi la bici di diverso dalla corsa, andare alla scoperta di nuove sensazioni per portare ancora oltre i miei orizzonti.
Non verro’ deluso.
Si parte e, magicamente, vengo trascinato dalla fiumana silenziosa e dal soffio sottile che producono tutte quelle bici sulla strada. Le strade sono vuote, e lo resteranno per tutta la gara. Il sole comincia a riscaldare le nostre schiene curve mentre la campagna pimontese é svegliata da un plotone compatto e veloce. Percepisco tanta energia intorno a me, come fossimo un gruppo di soldati lanciati all’attacco. Tuttavia il nemico é ancora lontano e scopriro’ troppo tardi il suo nome: il Colle dei Morti-Fauniera, 2511 mt. Tuttavia, come spesso accade quando si parla di morte, il funesto nome rappresenta un attraversamento, un passaggio e non certo la fine. Vero é che a volte, per poter andare oltre un colle, é necessario un grosso sacrificio. La ricompensa sarà poi data dall’amplificazione del nostro orizzonte, nel poter vedere le cose da una nuova e più alta prospettiva. Infine, dal picco, ributtarsi a valle, giù, e ricominciare il gioco.
Nel frattempo 12 km volano e la prima salita comincia. Il plotone si allunga e si spezza, la magia aerodinamica finisce e si comincia a pedalare. Da Caraglio su fino a Montemale, non si scherza ed é solo la prima mezz’ora di gara. Fatico a trovare un ritmo, accellero e rallento di continuo in salita poi mi ritrovo rigido e impacciato in discesa. C’é tempo, questo era solo l’antipasto.
A Pradleves si comincia a sentire odore di montagna e di vera salita. Faccio conoscenza con un cunese affezionato alla gara e ben introdotto nell’organizzazione, tanto da avere un assistente in motorino solo per lui. Chiacchieriamo un po’ e mi spiega che da li’ a poco comincerà il calvario. “Sta pronto a sputare sangue fino al Santuario di Castelmagno”. E la strada non lo smentisce. Decido di stargli accanto e sintonizzarmi sul suo ritmo, il suo obbiettivo coincide con il mio: arrivare in fondo, divertendosi. La salita é veramente dura, soprattutto perché la pendenza non molla mai e rimane costantemente tra il 14 e il 16 di percentuale. A Castelmagno ci arrivo bene, stanco, ma non stravolto. Mi fermo un attimo al ristoro e poi guardo in alto. Il colle é avvolto nella nebbia, siamo a 1500mt e cominciano gli alpeggi, la valle si apre aprendosi in dolci prati che terminano contro un muro di roccia affilata e aguzza, bellissima! Ho voglia di arrivare lassù in cima, sembra vicino, ma sono altri 1000 mt di dislivello in 15 Km. Come formichine vedo i ciclisti davanti a me arrancare su per i tornanti e mi ritrovo poi a fissare il rapporto posteriore a 27 denti, sperando forse che possa apparirne uno ancora un po’ più facile, mentre mi aggrappo al manubrio e mi tiro sù sui pedali. Tuttavia, le sensazioni sono quasi sempre piacevoli, nonostante la sofferenza e solo per pochi attimi il mio cervello dubita di poter arrivare in cima. Devo comunque scacciar via il pensiero che arrivare lassù rappresenta solo metà del percorso. E poi infine, tra l’applauso di qualche bambino, eccomi in cima. Mi fermo un attimo, sudatissimo, e subito mi copro per la discesa, infilando anche un paio di guanti di seta il 30 di agosto!
Subito riparto, le mie gambe sono dure e un po’ doloranti. Ci metto un po’ a prendere il ritmo su tornanti ripidi e sprotetti a valle. Ma ho voglia di divertirmi adesso e dopo un paio di km comincio ad avere sempre più fiducia e lascio andare la bici. Dopo un po’ il problema risulta essere la schiena che mi fa un male cane, non so come mettermi e il freddo, mani e piedi perdono la sensibilità e non percepisco più molto bene i freni. Ogni tanto inchiodo un po’ bruscamente prima di un tornante con la ruota anteriore... la fortuna mi assiste e dopo 28 km di discesa arrivo a Demonte, Festiona e sotto Madonna del Colletto, giusto prima della salita mi fermo, tolgo la giacca e mi dico: “Ora é il momento della verità!” su questa ultima, terribile salita, mi rendero’ conto dello stato delle mie gambe e delle energie a disposizione. “Forza, andiamo!”. Sono 8 km di salita intorno al 15% di dislivello. Mentre comincio a salire mi sorpassa una moto della polizia e dietro a tutta birra un ciclista che sembra dirigersi in volata verso un immaginario traguardo. Mi rendo poi conto che é semplicemente in ritmo gara, é il primo della “lunga” e mi sta doppiando, ma lo fa incitandomi: “Dai forza, é l’ultima salita!”. Motivato dalle sue energie, comincio a spingere sui pedali e trovo un buon ritmo, le gambe rispondono, non sono affatto scoppiato, dopo 85 km e aver salito il Fauniera!. Continuo a spingere felice del mio stato e arrivo in cima col sorriso, poi l’ultima discesa, dove continuo a spingere e dopo stacco i mie compagni di ascensione. Arrivato sul piano pioviggina ma non mollo. I miei compagni mi raggiungono in trenino e mi fanno segno di agganciarmi, é praticamente la prima volta in vita mia che uso seriamente questo sistema e sono galvanizzato dalla velocità che riusciamo a mantenere dopo cosi’ tanti km, tant’è che spesso passo in testa e sono io che tiro il gruppetto. In un attimo ci mangiamo i venti km finali ed entro trionfante in piazza Galimberti a Cuneo.
Sono le 2 del pomeriggio e mi stupisco nel constatare che sono comunque passate 7 ore dalla partenza e ho percorso 118 km ampliando i miei orizzonti.

Yann.

giovedì 13 agosto 2009

martedì 11 agosto 2009

POTEVAMO NON ESSERE INVITATI???

Prima edizione trail non competitivo CorriCoiCinghiali

Sono aperte le iscrizioni alla 1^ ecomaratona patrocinata da Ballacoicinghiali!

Per info: Stefano 346/0279697 s.ghilino@gmail.com www.facebook.com/stefanoghilino

Maggiori Info:http://www.yepploano.it/prima-edizione-trail-non-competitivo-corricoicinghiali

lunedì 27 luglio 2009

CI TOCCA.......

L'anno scorso due Cinghiali hanno conquistato le prime due posizioni e quest'anno???? Il keniano del faro (Giacomo) e il Vice President (Claudio) sono in Turchia (beati loro), ora tocca a noi difendere il titolo.

Cosa ancora più importante dopo si mangia la pizza tutti assieme fatemi sapere quanti siete.


Ciao Paolo.

lunedì 20 luglio 2009

Marathon du Mont Blanc



Comme souvent, c’est en suivant des amis qu’on se trouve embarqués dans de drôles d’aventures. Cette année, 2 amis de Breil, Auguste et Dominique, s’étaient inscrits au marathon du Mont Blanc, et lorsqu’ils m’ont proposé de les accompagner, je me suis laissé tenter.

Pour autant, je ne partais pas dans l’inconnue car j’avais participé à l’édition précédente et je savais à quoi m’attendre : 42,195 km avec 2500 m de dénivelé positif. Mon objectif était de rentrer dans les 100 premiers (en 2008 j’avais fini 111ème en 5h23).
http://www.montblancmarathon.net/index.php?rub=62

Dimanche matin, quand le réveil a sonné à 5h, on se demande vraiment pourquoi on se lève si tôt pour aller souffrir en escaladant les montagnes ! Mais rapidement l’envie de se confronter à un tel défi prend le dessus et on rejoint les 1500 autres participants sur la ligne de départ, avec un magnifique ciel bleu et les premiers rayons du soleil sur le Mont Blanc. Derniers encouragements avec Auguste et Dominique et chacun part pour vivre sa propre expérience.

Ma stratégie est claire : les 18 premiers kilomètres jusqu’à Vallorcine sont vallonnés mais pas trop difficiles, mais après les choses sérieuses commencent avec 2 montées de 1000 m de dénivelé. Il faut donc que je gère mon rythme pour arriver à Vallorcine sans avoir puisé du tout dans mes réserves (ce qui n’est pas évident car on est tenté de se laisser entrainer par les autres mais il faut se forcer à aller doucement).



Je pars en milieu de peloton, à une allure tranquille. Après 10 km, j’ai 5 min d’avance sur l’an dernier, et 7 min à Vallorcine. Et tout va bien. J’ai même un sentiment étrange de plaisir car je suis sous contrôle total : j’ai bu toutes les 15 min, mangé toutes les 30 min, marché dès que la pente était trop forte, contrairement à certains concurrents que je vois forcer alors qu’il reste tant de difficultés. Dans ma tête je suis serein.


En fait j’apprends que je suis 101ème en sachant que je n’ai pas du tout forcé, donc le moral est optimal avant d’attaquer la terrible montée à l’Aiguille des Posettes : 25% pendant les 2 premiers kilomètres, au total 6 km pour passer de 1200 m à 2200 m. Mais je suis habitué à ça car je m’entraîne toujours dans de telles pentes autour de Breil, donc je commence ma remontée au classement.


Au sommet je suis 71ème et j’ai 10 min d’avance sur 2008. Tout se déroule comme prévu et je prends le temps de profiter des paysages extraordinaires qui nous entourent avec le glacier d’Argentière et la chaîne du Mont Blanc. Magnifique !

J’attaque la descente prudemment pour éviter les crampes, et malgré ça je redouble encore des concurrents : certains ne sont pas habitués aux descentes techniques en sentier alors qu’il faut une bonne qualité de pied et des appuis précis pour aller vite sans se fatiguer. En bas après 3h30 de course je suis 57ème, avec 16 min d’avance sur 2008. Il reste 11 km et 1000 m de montée, mais je me sens bien car je n’ai toujours pas puisé dans mes réserves.

Je me dis simplement que ce serait super de pouvoir rester à cette position. Je suis très motivé mais je reste lucide car les crampes sont proches donc il faut alterner entre courir et marcher en fonction du pourcentage de la pente. C’est ça qui est intéressant car on doit toujours réfléchir au rythme à utiliser, à manger et à boire suffisamment, d’autant qu’il fait maintenant très chaud. La concentration doit être continue.

Mais à nouveau, je rattrape des concurrents fatigués que je dépasse dès que la pente devient plus raide. Pourtant je cherche toujours à m’économiser jusqu’au dernier ravitaillement à la Flégère car c’est là que j’avais eu des crampes l’an dernier. J’y arrive en 38ème position en ayant encore gagné 10 min sur 2008. Il ne reste plus que 6 km, donc après avoir bu rapidement quelques verres et mangé quelques oranges et bananes, je me dis qu’il est temps de dépenser mes dernières réserves et j’accélère le rythme.

Après 5 km en traversée plutôt plats, les organisateurs nous servent le dessert : le dernier kilomètre est un mur à 20 % où tout le monde est obligé de marcher. Mais on entend déjà le speaker, on sait que la ligne d’arrivée est proche, et on sent le public qui nous attend. Malgré la fatigue, ce n’est que du bonheur. La banderole d’arrivée est enfin devant moi, synonyme de libération : un dernier effort et une bénévole je remets la médaille de finisher. La mission est accomplie avec au final une 30ème place en 4h49, soit 34 min de mieux que l’an dernier.



On peut alors contempler le panorama qui s’offre à nous (sans avoir besoin de regarder où poser ses pieds !!). On domine toute la ville de Chamonix et on fait face au toit de l’Europe. C’est peut-être ça la plus belle des récompenses, avec aussi les regards pleins de respect que l’on échange entre concurrents, chacun étant fier d’avoir terminé cette difficile épreuve.

La satisfaction que l’on éprouve à ce moment peut paraître futile à certains, mais c’est ainsi que nous sportifs nous nous construisons : relever des défis, réussir à repousser ses limites, apprendre à se connaître soit même pour mieux comprendre les autres ensuite. On se demande parfois pourquoi on fait ça quand on souffre, mais dès que l’on a fini on a envie de recommencer.

J’attends aussi de savoir comment mes 2 compagnons ont vécu leur course : Auguste finira 280ème en 5h54, ce qui est super ; par contre Dominique a beaucoup souffert pour terminer 1018ème en 7h22, mais au moins il a réussi à aller au bout de ce marathon. Et avec le sentiment d’avoir partagé une expérience unique dans un cadre exceptionnel.


http://www.montblancmarathon.net/fichiers/classement_marathon_2009.pdf

lunedì 6 luglio 2009

Due cinghiali tra i lupi…

Da alcune settimane cercavo, senza successo, di convincere alcuni amici a correre insieme a me l’Irontrail La Via dei Lupi. Mi ero ormai rassegnato quando, sorpresa! Due giorni prima della gara mi arriva una mail da Matteo, il “cinghialino”, come si è lui stesso definito. È iscritto e mi chiede consigli per la gara. Vorrebbe inoltre correrla con me, essendo il suo primo trail non sa bene cosa lo aspetta e come gestire le energie in una corsa così lunga. Non ci conosciamo molto, di lui ho in mente solo gli occhi vivi, il sorriso aperto e una passione per le gare del villaggio tipo Marcia delle Palme o Andandu. Quanto basta!
Ci incontriamo la sera prima della gara a Limone, ritiro pettorale e pacco gara, una birretta come aperitivo e poi una scofanata di penne panna-pesto-pomodoro nel tendone della pro loco insieme ad uno sparuto numero di atleti, silenziosi e assorti davanti al piatto e a un bicchiere di vino. Matteo avrà pensato: “Ma dove sono finito? Più che un gruppo di iron trailer sembra il club della petanque!” In effetti l’età media è alta e lui è il più giovane, ma quei vecchietti, io lo so, sono incrociati con capre di montagna.
Alle 21h00, per rimanere in sintonia con la serata, gli do la buona notte.
L’indomani, sveglia alle 6h00, seduta meditativa e preparazione meticolosa dello zaino. Con Matteo ci troviamo al bar per la colazione. In piazza ci sono già i vecchietti della sera prima - che sembrano però usciti dal film Cocoon – pronti, saltellano a destra e a manca, fanno allunghi e stretching.
Matteo freme, sento che ha voglia di correre. L’organizzatore ci ragguaglia sul percorso e… senza tante musse, Via!
Dalla piazzetta di Limone ci dirigiamo verso Sud, sull’antica via Romana per due km di falso piano in salita. Una secca svolta a sinistra e si comincia subito a salire, su per un ripido sentiero in mezzo ai boschi. La salita è impegnativa e senza tregua. Matteo ha un buon passo e lo faccio subito stare davanti, il suo ritmo è costante e si vede che è ben allenato (Valmer style… passetti rapidi, super agile). Confrontiamo il cardio e la frequenza è la stessa, oltre i 160.
Sbuchiamo all’arrivo della seggiovia del Sole e ammiriamo le piste da sci che ora sono alpeggi stupendi. Tutto intorno a noi è verde, costellato da viole e cespugli con fiori lilla. Passiamo accanto ad un costone dove c’è ancora un mucchio di neve che sciogliendosi ha dato vita ad una pozza d’acqua limpidissima. Immagino di sdraiarmi sul prato e perdermi nelle nuvole che scorrono veloci, ma dobbiamo arrivare ancora più su.
Con Matteo nasce una sintonia profonda, anche lui contempla ciò che la natura ci sta regalando e i suoi occhi sono pieni di stupore. Al tempo stesso siamo concentrati sulla gara, sulle energie da gestire e lo spirito agonistico infiamma la nostra anima.
La salita è infinita, sono 1200 metri di dislivello positivo. Il ritmo è sostenuto e il cuore sempre alto, ci stiamo dando dentro. Mi rendo conto che sarà una gara veloce, 40 km in questo trail possono essere paragonati a un super sprint nel triathlon.
Arriviamo a Baita 2000 col sorriso. È il primo rifornimento e dietro di noi c’è una lunga fila di corridori che salgono, poi alzo lo sguardo verso il colle e indico a Matteo i primi, che, correndo, stanno già scollinando. È veramente impressionante vederli salire.
Pochi minuti di sosta e si riparte. Siamo ben acclimatati all’altitudine e le gambe rispondono. In un attimo siamo sul colletto Campanin, oltre i 2000 mt, i pascoli lasciano progressivamente spazio alle rocce aspre eppure affascinanti. Il paesaggio è lunare e lo sguardo può spaziare, a Nord e a Sud, su due valli immense.
Siamo in cima e finalmente possiamo correre in cresta tra pietraie e nevai ancora candidi davanti ai quali diversi concorrenti rallentano incerti. Matteo non ci pensa un attimo e si lancia come un bimbo, scivolando velocissimo sulla neve e urlando di gioia. Quel sorriso mi restituisce il senso della nostra ascesa.
Continuiamo a correre, ancora un po’ di salita, passiamo Colle Boaria e poi arriviamo al rifugio Morgantini, una splendida casetta dal tetto rosso, incastonata tra le rocce. Siamo al secondo rifornimento, metà percorso in 3h e 15 min. Riempiamo le borracce e poi giù per una lunghissima discesa di quasi 20 km, passando per il Gias dell’Ortica e il Passo del Duca. Qui cominciamo a recuperare diversi avversari. Siamo veloci e il cuore è stabile, entrambi sincronizzati sui 150 battiti.
In discesa il paesaggio cambia molto più rapidamente, le pietraie scompaiono lasciando il posto ai pascoli e subito dopo ad un fitto bosco dentro il quale corriamo su un sentiero morbido e ombreggiato, l’ideale per spingere. Sembra di essere su una pista di atletica in discesa, unico particolare le radici affioranti che un paio di volte tradiscono Matteo. La sua tecnica è a dir poco stupefacente; quando inciampa si lascia cadere, due capriole e ops! Di nuovo in pista. Sembra lo faccia quasi apposta, il ragazzo non smette di giocare…
Un cartello nel bosco ci segnala gli ultimi 10km. Matteo comincia ad allungare in progressione, io provo a stargli dietro, ma entro rapidamente in affanno, non sono ancora i miei ritmi e il mio cuore si impenna mentre le gambe si fanno pesanti. Gli urlo allora di andare e affidarsi alle sue sensazioni, dopo 30km in montagna non può sbagliare l’arrivo. Ci ritroveremo al traguardo, ormai non ha più bisogno del mio sostegno che, tra l’altro, è sempre stato solo psicologico.
Nel frattempo io comincio a stringere i denti. Passiamo ancora come fulmini l’ultimo rifornimento distanziati di poco e nessuno dei due si ferma, tra lo stupore dei volontari e dei concorrenti in sosta. Poi, in pochi minuti, sparisce nel bosco davanti a me.
Negli ultimi km cerco energie ovunque, mi succhio l’ultimo gel e un concorrente che mi raggiunge, probabilmente colpito dal mio sguardo alla San Gennaro, mi offre una bottiglietta con dei sali.
Corro e tengo duro, è l’ultimo km. Sento dei passi avvicinarsi, mi giro e vedo tre lupi che mi danno la caccia, vogliono superarmi. Davanti a me si apre una radura con un ampio prato e in fondo scorgo il gonfiabile dell’arrivo. Non mi avranno! Il mio sprint non mi tradisce e allungo, mentre Matteo mi corre incontro incitandomi.
Lo speaker annuncia il mio arrivo su un sottofondo di musica dance: “Ed ecco il numero 440, Yann Balestra! Grande Yann! 40km in 4h e 52min!”
Oltre il traguardo ritrovo Matteo, felicissimo. Lui ha chiuso in 4h e 40min.
Stiamo bene e siamo arrivati con il sorriso!
Ah, dimenticavo! Il “cinghialino” è un cinghiale con i contro c….
Ci scusiamo per le foto di repertorio ma le fotografe ufficiali si sono rifiutate di prendere parte all'avventura.............

martedì 23 giugno 2009

IL TRIATHLON ROSE'

A molti non piace, ma se fatto bene è il vino dell´equilibrio; con quel suo stare nel mezzo e poi bevuto fresco, nelle serate estive diventa impagabile. Meglio non farlo invecchiare, è un vino Pop. Fin dal colore.
Ma non dovevamo parlare di sport?
E´ quello che sto facendo, perché domenica una compagine di quattro cinghiali ponentini (accompagnati da due insostituibili tifose) sono andati a fare un triathlon che ha esattamente le stesse caratteristiche del vino che, nel territorio in cui abbiamo gareggiato, viene prodotto.
Bello, breve, equilibrato, estivo.
Bello, per la sorprendente nuotata nel bacino del torrente Caramy, un angolo del Var poco conosciuto, rimasto autentico, distante dallo charme profumato della Provenza e dal chiasso modaiolo della costa.
Per la pedalata sulle colline punteggiate da infinite gemme di verde, da quello brillante dei vitigni a quello austero delle querce.
Per la corsa sugli altalenanti pendii del lungolago, e con l´attraversamento del caratteristico paese di Vins sur Caramy.
Breve, praticamente una cronometro che supera di un po´ l´ora. Che ha richiesto tanta concentrazione, nuoto senza muta, quindi importante la scelta delle traiettorie per non prendere colpi, bici a viso aperto, senza scia e spesso controvento, quello che c´è c´è, obbligatorio tirarlo fuori, infine la corsa in mezzo agli avversari di giornata con i quali si finisce sempre per condividere fugaci sguardi di sofferenza.
Equilibrato un po´ come il rosè, mezzo bianco e mezzo rosso, ma con le giuste proporzioni, quindi bisogna trovare le proprie: è una crono l´ho detto, dove si sbaglia si paga, perché tutto rientra in gioco quando il vento è contrario o le salite a piedi sotto il sole impietoso diventano piccole processioni di triathleti colorati.
Estivo finale a fare i tuffi in mezzo ai ragazzini francesi, come se festeggiassimo la fine della scuola e l´arrivo dell´estate insieme a loro.
Tutti contenti, nello zaino una bottiglia di Cotes de Provence da mettere in fresco per la cena.
Potevamo chiedere altro al giorno più lungo?
Claudio.

Altre foto di domenica qui: http://picasaweb.google.it/grgiacomorevelli/Domenica2106?feat=directlink

Video: http://www.youtube.com/watch?v=qUExR2b9qb8

Classifiche: http://toulontri.free.fr/0-docs/vins.pdf

mercoledì 17 giugno 2009

Les Cimes du Mercantour





..è circa l'una del pomeriggio,a Sospel fa caldo. Nel giro di pochi istanti,il mio stato d'animo precipita.. Gioia, convinzione e ottimismo sono stati spazzati via in pochi secondi, ora si alternano impotenza e speranza, delusione e gioia, rabbia incertezza, paura..Al mio fianco, un Amico..e la voglia di non arrendermi!

Sportivi, gente strana..sempre alla ricerca di qualche sfida, di qualche impresa, di esperienze nuove,faticose, in grado di regalare enormi gioie, qualche dolore,impagabili soddisfazioni..siamo fatti così.

Questa era nata per gioco, come sempre per quanto mi riguarda..Una segnalazione via email da Paolo che si chiedeva se il testimonial nella locandina dell'evento, fosse o meno il neoponentino "Guillaume da Breil", una pedalata nei giorni dopo proprio con Guillaume, subito felice all'idea di accompagnarmi in questa esperienza, una email con Remo, col quale non bisogna certo insistere quando si tratta di faticare, un caffè in ufficio con il mio amico e collega Sergino..Il gruppo è fatto,saremo alla partenza di Breil per partecipare a "les Cimes du Mercantour", 114km + 3100m di dislivello(i 110km x2900m di dislivelllo calcolati e dichiarati su carta all'inizio, sono stati sbugiardati sul campo).

Puntuali come non mai, ore 8:30 siamo in sella, pronti alla sfida..So benissimo, anche se faccio finta fino all'ultimo di non saperlo, che sarà una Domenica molto faticosa, non è il mio sport, non sono le mie distanze, queste cose non si inventano, ma forse il bello è proprio quello..
Al via, rigorosamente in salita, ci sono pluricampioni del mondo che vantano più di una medaglia d'oro alle olimpiadi(seppur in Mtb), professionisti dell'asfalto,forti ciclisti locali,triatleti, cicloturisti, giovani e meno giovani..fantastico.
E' il Col de Bruis a darci il benvenuto, scorre via veloce, più di quanto avessimo previsto..Remo e Guillaume son già avanti, hanno da subito una marcia in più, io so che per le prime ore non potrò sprecare energie preziose.
Si scende a Sospel, loro mi aspettano, ci ricompattiamo..Col de Castillon e "bretella" ci vedono in un bel gruppetto, il ritmo è molto buono,Remo scalpita e allunga, oggi la gamba monumentale è la sua..si scende e si risale subito, per quella che sarà la prime delle due ascese al Col de Braus..in cima il copione si ripete, Remo ci aspetta al rifornimento, riempiamo le borracce e si riparte..lunga discesa,si scherza e si ride, la giornata è fantastica, ci stiamo divertendo, stiamo tutti e tre molto bene;improvvisamente uno dei tanti e bravissimi volontari lungo il percorso ci fa svoltare a destra.Arriviamo nel piccolo e caratteristico paesino di Luceram, facciamo finta di non saperlo, ma stiamo attaccando l'asperità più lunga e faticosa della giornata..sono circa 17km di salita continua di cui gli ultimi 5km al limite del ribaltamento.
Attacco cauto, Remo incontenibile allunga, dopo qualche km Guillaume mi dice che proverà ad aumentare un po' il ritmo per fermarsi al rifornimento posto ai -5km dalla vetta dove ad attenderci, c'è suo fratello.
Prende qualche centinaio di metri di vantaggio, resto solo con la salita, siamo io e lei, ad ogni pedalata le chiedo il permesso di percorrerla, lei me lo concede, alterna tornanti a piccoli rettilinei,premiandomi di volta in volta con scorci di panorama mozzafiato. Salgo molto bene,al rifornimento Remo ci aspetta, Guillaume ed io arriviamo poco distanti, non voglio fermarmi, ho un bel ritmo, ma loro, e per questo li ringrazio, insistono..Borraccia, pezzo d'arancia e si riparte.
Attacchiamo gli ultimi terribili 5km. La velocità di crociera è a cavallo dei 9-10km/h,il silenzio ha il sopravvento su di noi, non è un bel segno, Remo e il suo durissimo 39/23, Guillaume con il suo 30/?, io col mio fido 39/27..tre fisici diversi, tre livelli lontani,tre pedalate nemmeno parenti..la stessa velocità, la stessa fatica..
In cima si esulta,ma non è finita..si scende per un po',poco, discesa moto brutta e rovinata, è la prima discesa che non è sufficente a farmi recuperare le gambe. Si torna a salire, 4km del col le l'Olme che ci porteranno per la seconda volta sulla cima del Col de Braus..la fatica inizia davvero a farsi sentire.
Altra sosta; dei volontari ci riempono le borracce e ci incoraggiano, ci resta "solo" una lunga discesa verso Sospel e l'ultima ascesa, il Col de Bruis che ci riporterà a Breil, per il meritato traguardo.
Torniamo a ridere e scherzare, perchè in fondo stiamo bene, siamo stanchi ma felici e consapevoli di aver fatto un' ottima gara,rispettosi verso l'ultimo colle, ma certi che i suoi 10km con il naso verso il cielo sono nellle nostre corde.
A Sospel c'è Mario, il mitico Mario del Bar, che a me e Remo aveva promesso di venire a vederci passare; un grande, promessa mantenuta. Ci incita, ci conta 50esimi, gli urliamo di salire con noi.
Si inizia l'ascesa,scocca la quarta ora di gara, qualcuno mi tocca l'esterno della gamba destra e dopo poco anche della gamba sinistra..non faccio in tempo ad accorgermi che in realtà non c'è nessuno a puntarmi un dito alla coscia, che i crampi mi asssalgono.
Dolore fortissimo,rimango spiazzato, gambe inchiodate, riesco per miracolo a scendere dalla bici..Interno esterno, parte alta e bassa della coscia..è come se mi ci avessero attaccato degli elettrodi e dato una scossa fortissima di corrente..I miei amici si fermano, provo ad allungare i muscoli e a ripartire, arriva Mario..
Poche centinaia di metri e la cosa si ripete, poi ancora e ancora..
Ringrazio Remo e Guillaume, ma loro devono salire, devono andare a conquistarsi quel traguardo meritato..io in qualche modo, non so bene come, ma arriverò!
Mario resta con me,lo farà per tutta la salita, dandomi la sua acqua, incitandomi a non mollare.
In uno dei pochi momenti in sella, incontro a bordo strada un altro concorrente nelle mie stesse condizioni; pochi secondi dopo saremo a ruoli invertiti. Lui mi urla di picchiarmi le gambe, forte, fa male ma funziona dice.
Inizio a farlo, me le suono di santa ragione, picchio al ritmo di una pedalata/uno schiaffo, quelle gambe alle quali tanto avevo chiesto e tanto mi avevano dato, abbandonandomi proprio sul più bello.Passa l'auto del medico di corsa, mi dice di lasciar perdere, i crampi a quell'ora con quel caldo, su quella salita, non mi abbandoneranno di certo, devo ritirarmi. Non ci penso minimamente, lo ringrazio e gli do' appuntamento al traguardo.

..è circa l'una del pomeriggio,a Sospel fa caldo. Nel giro di pochi istanti,il mio stato d'animo precipita.. Gioia, convinzione e ottimismo sono stati spazzati via in pochi secondi,ora si alternano impotenza e speranza, delusione e gioia, rabbia incertezza, paura..Al mio fianco, un Amico..e la certezza che non mi arrenderò!

All'ultimo interminabile tornante del Bruis, Mario mi urla come se avessi vinto il Campionato del Mondo, ho le lacrime agli occhi, dal dolore, dalla gioia..Mi alzo sui pedali e sfido i crampi scatttando sull'ultimo strappo, i volontari non capiscono; saranno 10km di gioia in discesa fino a Breil..

..difficilmente dimenticherò quel traguardo dove ad aspettarmi c'erano i miei amici..
..difficilmente, senza l'impresa nell'impresa, quel traguardo avrebbe avuto lo stesso sapore..
..difficilmente senza Remo, Guillaume e Mario,avrei potuto assaporarlo..
..difficilmente dimenticherò la faccia di Romina quando alla sera nel massaggiarmi le gambe vede gli ematomi che mi ero procurato a forza di picchiarmele.

Sportivi, gente strana..

mercoledì 10 giugno 2009

UN CINGHIALE NELLE NEBBIA......

Neander-Trail 2009

Questo è il mio quarto trail di oltre 50 km. Il terzo Neander. Ormai si tratta di una dipendenza, come dice il grande Marco Olmo.
Ma ho paura.
Non ci si abitua alle grandi sofferenze, so che sarà dura e non posso dare nulla per scontato.
Nel mio piccolo sono più allenato e per questo chiederò di più al mio corpo. Voglio essere più veloce, più performante. Voglio riprovare tutte quelle emozioni che solo l’estremo della montagna, da solo, di notte, per così tanti km, mi può dare. Ma non sarà un regalo, dovrò conquistarmi tutto, dando tutto me stesso. E poi a volte la montagna non ti lascia passare, non ti permette di vedere, dall’alto, l’alba sul mare.
Quest’anno il mio amico Jeff non correrà con me, decide comunque di accompagnarmi alla partenza.
Ci troviamo alla plage Parquet di Cap d’Ail. Sul mare c’è un bel Ponente con onde formate, i ragazzini fanno body-board.
Il gonfiabile del traguardo è pronto e il grosso cronometro segna 00:000. Se arriverò, domani mattina, migliaia di secondi saranno passati, un’intera lunghissima notte.
Partiamo in macchina e chiacchieriamo del più e del meno. Jeff invidia la tensione scritta sul mio volto, io la sua voglia di scherzare.
Arrivati a Camp d’Argent sul Turini ci sono già tutti. Il solito rifugio con il camino acceso, la coda per ritirare i pettorali e per andare al cesso. Le solite facce: 160 folli pronti a dare l’anima in mezzo alle montagne.
Salendo con la macchina, tra Sospel e la partenza, abbiamo attraversato una zona di fitta nebbia, sarà un casino riconoscere il percorso. Fa freddo, ma meno dell’anno scorso e almeno non piove… All’ultimo gli organizzatori hanno dovuto cambiare un pezzo del percorso d’alta montagna, sul Mangiabò, a causa di una frana. Correndo in cresta, fuori dai sentieri segnati, ci dicono di stare attenti a non perderci nella nebbia e consigliano di stare in gruppo con chi ha una bussola e sa usarla.
Non voglio pensarci.
Alla partenza incontro Franco Lupi e Paolo Picone, decidiamo di correre insieme.
Come ogni anno ci ammassiamo tutti e tutti e 160 scandiamo il conto alla rovescia gridando in modo liberatorio. Via! Partiti! I primi 100 metri come fosse un diecimila, ma ci calmiamo subito. Il percorso ci porta sulla risalita di una pista da sci, il dislivello è notevole, dai 1700mt ai 2100mt di altitudine. In pochi minuti i più forti spariscono correndo in salita e il gruppone si sfalda in diversi tronconi. I bastoncini servono subito e mi accorgo che manteniamo un buon passo costante. Mi sento bene, nessun problema per l’altitudine. In cresta cominciamo a correre, dopo alcuni minuti guardo il Garmin e mi accorgo che andiamo a 5min per km, il cuore è stabile sui 145. Grido comunque a Paolo che forse stiamo tirando un po’ troppo. Io so cosa ci aspetta, lui fa finta di non sentirmi, non lo mollo, le gambe stanno bene e poi siamo in gruppo di italiani che tira bene, compatti.
Dopo più o meno un’ora e mezza siamo in cima al Mangiabò, qui è dove hanno dovuto cambiare il percorso e infatti non riconosco più nulla. Si accendono le torce frontali, ma c’è nebbia e la luce si riflette di fronte a noi in modo irreale. Franco si ferma per allacciarsi le scarpe, lo perdo. Poi Paolo allunga in una salita e non lo vedo più.
Lentamente intorno a me è silenzio, notte e nebbia. Ogni tanto violente raffiche di vento mi investono. Spero di uscire da lì rapidamente. Mi concentro sul ritmo e sulle balises, le banderuole catarifrangenti che ci permettono di seguire il percorso, ma sto correndo da troppo in mezzo al nulla e di balises neppure l’ombra. Rallento, arrivo in cima a una salita, mi fermo. Il cuore batte forte, lo sento in gola. I miei occhi si fanno spilli e cercano, cercano nel nulla. Poi all’improvviso uno scenario assurdo si delinea intorno a me: dai quattro punti cardinali e dalla nebbia, si materializzano decine di lampade frontali, come enormi lucciole parlanti, anzi, imprecanti… Rapidamente capisco cosa è successo, siamo persi. Diversi gruppi, dai più forti fino a metà del plotone, non trovano più il sentiero, nessuna traccia di balises, e da una decina di minuti stiamo girando in tondo. Una sensazione di ansia pesante, preludio al panico, mi opprime. Essendomi fermato sento subito freddo, sono sudato e so che a quella altitudine e in quelle condizioni non si può resistere per molto. Come psicologo percepisco inoltre la tensione intorno a me, siamo un centinaio e questo non mi rassicura. Ci muoviamo alla cieca, ognuno dice la sua, qualcuno si fa prendere dal panico e si lancia a capofitto in discesa, verso un presunto miraggio del Sud. Cerco di restare calmo. A un certo punto la mia lampada illumina un volto familiare, anche se stravolto. È Paolo, sudato come se stesse correndo la Marathon des Sables, gli occhi stralunati mi racconta che è sceso e risalito più volte da un costone senza trovare balises. Insieme seguiamo un gruppo di italiani capitanati da un certo Nando, sosia di Olmo nella nebbia a causa di una barba bianca che da sola mi ispira fiducia. Torniamo sui nostri passi all’ultima balise e da li ci muoviamo scientificamente proseguendo più volte per 1 km in varie direzioni. Alla fine la strategia paga e ritroviamo il percorso. Siamo sollevati, ma anche estremamente incazzati, abbiamo perso più o meno un’ora, un’eternità. Qualche stronzo in testa si è divertito a togliere le balises e gettarle nei burroni, che sportivo!
La tensione, la paura e il freddo ci hanno fatto bruciare energie preziose, ma la rabbia ci fa correre. Siamo rientrati in gara.
Finalmente comincia la discesa verso Sospel, il mio punto forte e comincio ad accelerare. Paolo invece soffre per le scarpe non adatte, scivola spesso e mi dice di passare avanti. Non me lo faccio ripetere, ho voglia di correre, mi sento bene mentre attraverso il bosco nero. Il Garmin segna il ventesimo km di gara.
Arrivo in fondo alla discesa e passo sul vecchio ponte in pietra di Sospel, mi sento leggero, liberato. Entro nel paese e corro verso il punto di ristoro, consapevole di aver conquistato una tappa importante, difficilissima in termini di stress e concentrazione mentale. Qualcuno di fronte a me grida: “E’ Yann, arriva!” e poi un applauso. Non credo ai miei occhi, sono loro… ci speravo tanto… ho i brividi e un sorriso immenso li abbraccia tutti e tre: il Borfo, Claudio e Dani sono venuti per me, per vedermi passare, ci hanno creduto e non li ho delusi. In quel momento il mio sentimento per loro è profonda gratitudine, mi hanno pensato, aspettato e ora si occupano di me. Il Borfo mi offre subito un fondo di birra, è buonissima, Claudio mi fa sedere, mentre Dani mi riempie la borraccia e mi prende della coca-cola. Io non sto nella pelle. Mi rassicurano dicendomi che mi vedono in forma, che atleti più veloci di me sono passati con facce stremate. Io non smetto di sorridere, ma chiedo a Dani di contare 10 minuti, non un secondo di più. E passano troppo in fretta, è già tempo di ripartire e devo farmi violenza per abbandonare quei volti amici, quegli occhi caldi e soddisfatti, capaci di capire cosa sto facendo, di trovarne il senso e condividerlo con me, senza dover spiegare nulla.
Mi aspetta la prima salita selettiva, il Col de Castillon, da 350 a 795 mt di altitudine, 4 km al 20% di pendenza. Li saluto e parto. Mentre mi arrampico mi rendo conto di essermi nutrito poco e male, e il cronometro mi dice che sono già 4 ore che corro. Ho la nausea e i brividi, la salita mi sfianca. Non riesco più a spingere e in un attimo tutto vacilla, mi sento svuotato, disorientato. Comincio a fare pensieri strani, tutto perde senso: “Perché sto correndo? Stavo così bene a Sospel con i miei amici, perché non mi sono fermato? Cosa devo provare ancora? E a chi?” Ho voglia di fermarmi, di tornare indietro, ma loro non ci saranno più. Il cuore batte forte in salita e i polmoni mi spaccano il petto, le gambe si fanno dure e pesanti. Sono solo a metà gara e non ce la farò mai ad arrivare in fondo. Mi rendo conto che sto vivendo una crisi profonda e irreversibile, almeno questa è la mia analisi. Mi devo ritirare, loro capiranno, può succedere a tutti, devo aver spinto troppo nella prima parte e non ho integrato abbastanza cibo.
A quel punto vedo una torcia scendere nella mia direzione e sento imprecare in italiano. Incrocio Nando che abbandona, torna giù a Sospel, non ce la fa più: proprio lui che ci ha tirati fuori dalla quella merda sul Mangiabò. Ci guardiamo, ma non ci diciamo nulla. Io sto ancora salendo, ma per quanto? Sono tentato di seguirlo, se non ce la fa lui… poi una voce lontana, fievole, mi dice: ”Dai! Sei arrivato a metà salita, vai avanti, un passo dopo l’altro, ti puoi fermare al col des Banquettes”. Ma mancano ancora almeno 10 km…
E un passo dopo l’altro arrivo finalmente in cima, sono lentissimo, ma ho conquistato il colle. Ho sempre la nausea e non riesco a masticare queste stupide barrette, sogno un brodo caldo con pastina che so poter trovare al prossimo rifornimento, dove, ne sono certo, abbandonerò.
Scendo lungo una pietraia infernale e arrivo su uno stradone sterrato, una porzione fantastica per allungare e correre per 6 km, ma li uso tutti per combattere contro la depressione, a passo di marcia.
Finalmente arrivo al secondo punto di ristoro, ai piedi del Terribile, il Dio Boudon.
Provate a a salire sulla sua cima una domenica mattina con la vostra ragazza, se siete allenati ci metterete forse meno di un’ora e da lassù dominerete un paesaggio mozzafiato: a Nord le Alpi Marittime e a Sud il mare infinito. Ma guardatelo di notte, dopo 34 km di corsa, svuotati di tutte le vostre energie e avrete voglia di piangere, non oserete neppure alzare lo sguardo.
Allontano il pensiero ossessivo dell’abbandono concentrandomi sul cibo e mi faccio servire quel fantastico brodo di spaghetti francesi stracotti. È cibo caldo, vero, è la cosa più buona che abbia mai assaggiato. Me ne sto seduto tranquillo a godermi la mia cena, poi mi giro e, sorpresa, vedo arrivare Paolo Picone. A Sospel, rispetto a me, aveva un ritardo di mezz’ora, la discesa lo aveva provato, ma in salita è riuscito a tenere bene e ha recuperato tutto il distacco, complice anche la mia crisi. Anche lui comunque è sconvolto, ma è fortunato, non sa cosa lo attende. Mi rendo conto che possiamo essere complementari e, forse, insieme andare avanti. Decido di aspettarlo e lo obbligo a mangiare il brodo di spaghetti.
Ripartiamo insieme, lui davanti. Non guardiamo su, ma solo di fronte a noi, la salita. Attacchiamo il Boudon! Magicamente ritrovo energie inaspettate, sono sconvolto dalle potenzialità del corpo e dalla mente umane. Poco prima ero finito, svuotato e ora mi ritrovo ad arrampicarmi per 3 km al 20% chiacchierando e scherzando con Paolo.
Stiamo bene, la salita è durissima, ma la conosco perfettamente e la descrivo al mio compagno, che evita sapientemente di guardare in giù, nel burrone, mentre in alcuni passaggi appoggiamo le mani sulle rocce per salire. Paolo la vive come un’iniziazione infinita, eppure non cede il passo e impone un ritmo notevole.
Conquistata la vetta ci sentiamo gli eroi di quella notte e ci godiamo per alcuni secondi il paesaggio notturno.
E ora giù, per la discesa più tecnica e pericolosa della gara. Nelle gambe tanti, troppi km. Dalle ginocchia ai glutei ogni muscolo e ogni articolazione chiede pietà.
Ora sono io ad aprire la strada, i bastoncini puntati in avanti.
Arriviamo in fondo, poi ancora una “piccola” ma terribile salita e ci ritroviamo alle mitiche antenne: a destra la città di Nizza, silenziosa e illuminata come un albero di Natale, più in là l’aeroporto e il mare. Di fronte a noi una bellissima luna piena che rischiara il nostro sentiero.
Il più è fatto, ora non resta che resistere.
Nel frattempo ci raggiunge Gianni, un esperto trailer, al suo attivo 8 Cromagnon, un Faudo e diversi trail in Nepal e sul Monte Bianco. Non è riuscito a mangiare nulla dalla partenza, vomitando al quarto km, ma è riuscito a tenere duro e ora ci intrattiene con i racconti delle sue corse, mentre noi, ammirati, gli chiediamo come si fa a correrne 100, di km. Naturalmente rimarrà un mistero, a noi scoprirlo.
Chiacchierando e provando ad ignorare i dolori, arriviamo al Mont Agel, al golf e lì, assurdamente, riprendiamo a correre, ma fa male.
Finalmente alla Turbie, l’ultimo punto di ristoro, manca ancora un’ora di corsa e si fanno i conti. Abbiamo perso un sacco di tempo nella nebbia sul Mangiabò e poi la crisi sul Castillon. Mi rendo subito conto che non riuscirò a battere il tempo dell’anno scorso.
Sono comunque contento, perché ora ho la certezza che riusciremo ad arrivare in fondo, che ho superato me stesso recuperando una crisi devastante e che anche per questo anno la montagna mi ha lasciato passare.
Sono profondamente grato al mio corpo, alla mia forza mentale e alla Natura per avermi permesso di vivere queste bellissime emozioni.
So anche che non sarà l’ultima volta.
Ho voglia di correre, ho ancora energie, ma Paolo e Gianni no.
Paolo se ne accorge e scherzando mi dice: “ Se ne hai, vai!”. Io lo guardo e sorrido. Dobbiamo arrivare insieme, abbiamo condiviso troppo questa notte e guadagnare 20 minuti correndo non avrebbe proprio senso.
Ci godiamo il giro intorno alla Tête de Chien, Monaco vista dall’alto e una nave che, lenta, entra nel porto.
Dietro l’ultima curva li costringo a correre verso l’arrivo.
Sono felice.
Il cronometro segna 10 ore e 52 minuti.

giovedì 4 giugno 2009

Senza Tante Parole.....





Siamo sulla strada buona.













Ancora no!










Km 0: Non ci Siamo!














Km 4: Si comincia a ragionare!














Km 9: Obbiettivo raggiunto: seria ipoteca al premio San Gennaro.










Video Della Gara: http://www.youtube.com/watch?v=aE-or04zEZg

Altre Foto: http://picasaweb.google.it/paolo.borfiga/Xterra2009?feat=directlink

sabato 30 maggio 2009

Sanremo: un triathlon dal sapore diverso

Sempre tre frazioni, sempre nello stesso ordine, sempre con le stesse regole..medesimi ingredienti quindi, ma dal sapore diverso..molto diverso.
La stagione era ancora lontana, ma appena lessi il probabile inserimento nel calendario gare Italiano, del Triathlon Olimpico di Sanremo, iniziai a vedermi sul bagnasciuga della spiaggia dinanzi ad uno stabilimento a me sconosciuto, stretto nella mia muta nera con in testa la cuffietta del colore di turno..attorniato da altri atleti, in attesa solo dello start..
Fu un' immagine ricorrente, talmente ricorrente che quando mi chiedevano se avessi partecipato o meno alla gara di Sanremo, quasi mi stupivo della domanda..Loro non potevano accorgersene, ma io ero già là, sul bagnasciuga, assieme agli altri, circondato da quelle facce amiche che di solito sono lì, con me, con i loro numeri tattuati su gambe e braccia, in attesa dello start, ma che quel giorno, per permettermi di esserci, erano lì, ma impegnati in un'altra sfida, certo non meno faticosa, solo meno divertente..
Come succede spesso, sempre direi, in un attimo, quella scena temporalmente lontana si materializza. E' incredibile, è tutto esattamente come avevo già vissuto nella mia mente in questi lunghi mesi, la spiaggia, lo stabilimento, le cuffiette gialle e le mute nere.. tutto tranne quegl'ingredienti che per quanto si possa credere di saper immaginare, quando involontariamente entrano in gioco, sanno rendere il tutto semplicemente unico ed inspiegabile: le sensazioni!
Il calore della sabbia, la frescura del mare, l'oppressione regalata dalla muta, il battito del cuore che diventa forte e veloce..la gioia mista a paura..
Sono elementi che a parole non si possono spiegare, almeno io non ne sono capace, e credo che solo chi le ha provate capisca realmente a cosa mi riferisco..Forse la mia ancora breve esperienza nel mondo della multidisciplina, amplifica all'ennesima potenza tutto questo, forse invece non basterà tagliare centinaia di traguardi per smorzarne la forza..lo spero.
Quando la sera prima, ricevo la telefonata di Remo, appena atterrato all'aereoporto da una vacanza, che mi chiama confermandomi che sarà al via il mattino seguente alla gara di Sanremo, capisco che di certe emozioni non sono l'unico a non poterne fare a meno; alla faccia di allenamenti, diete, carichi e scarichi..7 giorni di sole, mare, pollo fritto e dissenteria.. ;)
La gara scorre via liscia, il mare decide, poco prima del via, che avrebbe reso la nostra prima frazione un po' più faticosa, il vento che avrebbe messo un po' di pepe sulla già gustosa frazione in bicicletta, il sole che avrebbe reso calda, molto calda, la pista ciclabile sulla quale avremmo corso..
Al traguardo sono felice, il malanno di qualche settimana fa, aveva messo in forse tutto questo. Incontro un sorridente Marco che riesce a sbagliare strada in casa sua, sembra un'assurdità, ma questo la dice lunga su cosa si provi in gara e nonostante questo, stringe i denti e termina un'ottima gara, chapeau.Mi complimento, quando ce vò, ce vò, con Remo che seppur non al 100%(per fortuna), conclude una grande gara, nella quale mi salvo solo grazie al suo poco amore per il nuoto.Assisto all'arrivo di Enrico, coraggioso nella scelta di esordire nella distanza Olimpica qui a Sanremo, su un percorso non certo facile, ma forse anche per lui Sanremo aveva un significato particolare..
Alla fine non so il vero motivo per cui gareggiare a Sanremo fosse per me tanto importante ed emozionante, forse perchè avrei corso sulle strade su cui mi alleno, forse perchè Sanremo è la società con cui mi sono avvicinato alla multidisciplina prima di consacrarmi "Cinghiale Ponentino", forse perchè sapevo che avrei gareggiato in mezzo a tanti amici che mi facevano il tifo regalandomi un brivido ad ogni passaggio, forse solo perchè a Sanremo ci sono nato..mah..sta di fatto che alla fine, le polemiche su alcuni errori ed alcune sviste che avrebbero falsato i valori in campo nel percorso in bici, rendendo la classifica finale poco attendibile, lasciano il tempo che trovano..Se ci sono stati i furbetti di turno, peggio per loro, io non mi sarei perso un solo centimetro di questa gara.
Grazie a tutti gli amici del Riviera che hanno reso possibile tutto questo, con il loro impegno e la loro fatica nel lavorare vedendoci divertire.
Appuntamento a Domenica..Pietra Ligure!

Classifiche: http://www.rivieratriathlon.it/_rivieratriathlon/Documents/Classifica%20maschile.pdf

mercoledì 27 maggio 2009

Ascensione Monte Ventoso

A volte le cose capitano per caso… a voltre sembra un caso, ma é qualcosa di più… sincronicità… quella particolare condizione per cui cio’ che succede nella realtà esterna risuona profondamente in noi e assume un significato unico e assoluto, andando oltre lo spazio ed il tempo. Come svegliarsi una mattina nel cuore della Provenza, fare una passeggiata in mezzo a centinaia di ciliegi carichi di frutti succosi, arrampicarsi su un ramo per coglierne i più maturi e esposti al sole, alzare lo sguardo e vedere al centro di una pianura ondulata e disegnata solo da vigneti e frutteti e campi di lavanda, una montagna immensa alzarsi prepotente. Di colpo, all’improvviso, sono proiettato con l’immaginazione nel 1300, vedo Francesco Petrarca che come me passeggia e si accorge della stessa montagna e poi il pensiero: “ascesa del monte Ventoux”... lui l’ha fatta a piedi, forse aiutato da un mulo, io nel cofano della mia macchina ho un magnifico cancello con due ruote, la mia bicicletta.
Petrarca nel suo resoconto scrisse, pensando a St. Agostino: E vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri e trascurano se stessi.” Anch'io, come lui provai allora la giovanil fantasia di salire. Difficile e tortuosa fu l’ascesa, ma illuminante. Non ci mancava né la buona volontà né la vigoria fisica, ma quella gran mole di roccia era davvero scoscesa e quasi inaccessibile. Lunga e impervia fu la pedalata, ma giunto in cima, dopo 20 km di salita, lo spirar leggero dell'aere e del vasto e libero spettacolo mi commossero profondamente....
Yann.

LE FOTO DI ANTIBES!

http://picasaweb.google.it/paolo.borfiga/Antibes2009?feat=directlink

Si ringrazia le due fotografe ufficiali Eve e l'infortunata Greta.

Classifiche: http://www.antibestriathlon.com/triathlon/resultats.php

martedì 26 maggio 2009

POSSIAMO MANCARE?????

SABATO 6 GIUGNO: Raid dei Canotti. Dopo tantissimi anni ritorna l'evento piu' divertente di Ventimiglia....personalizza il canotto e partecipa anche tu!! Si svolgerà nel fiume Roya con partenza sopra il ponte dell'autostrada ed arrivo presso lo Stabilimento Balneare San Giuseppe. Montepremi 500 euro (1° classificato 250 euro, 2° classificato 150 euro, 3° classificato 100 euro) e gadget a tutti i partecipanti. A seguire sabato sera dalle ore 22,30 Pepin presenta "Raid dei canotti party".

lunedì 25 maggio 2009

SPIRIT of TRIATHLON

Il nostro vicepresidente c'era prima di noi, c'è e ci sarà sempre!!!!! Bravo Kla!

lunedì 18 maggio 2009

CINGHIALI in TV.......

http://www.stilecorsa.com/

I pellegrini di Tolone


Gli atleti 531 e 532, partiti assieme ad altri 448 alle 13 esatte dalla plages du Mourillon per l'edizione 2009 del Triathlon di Toulon, sono scomparsi.

L'ultima volta sono stati avvistati mentre uscivano dall'acqua. Il cicalino dei cronometristi li ha segnalati terminare la prova di nuoto. Un po' naufraghi, senza infamia e senza lode, come al solito. Poi hanno cambiato pelle, messo il caschetto, le scarpe e inforcato la bici per la prova di ciclismo. Da allora non se ne hanno più tracce.
La zona cambio, un ampio parcheggio di fronte ad alcuni stabilimenti balneari e complessi sportivi (pista da skate, campo di beach rugby, volley, pallacanestro, nessun campetto da calcio) s'è fatta progressivamente deserta. Il sole già caldo della Provenza cuoce le mute appese alle ringhiere. Il vento debole soffia sul macello di occhialini, cuffie, scarpe, tappetini, asciugamani, come su una piazza marocchina dopo un suq. Anche la luce è la stessa. La gente aspetta.

Ma chi conosce questa gara sa bene dove trovare quei due pettorali. Basta sollevare lo sguardo: sopra la città militaresca, sopra i condomini corbeausiani, sopra il porto militare, c'è una montagna grigia, fatta a cuneo, che si ficca nell'azzurro come una zeppa sotto la porta del cielo.

Una montagna si può scalare in molti modi. Usare una bicicletta è certo uno dei più faticosi. Però dà il tempo di pensare. E 531, 532 sono due che pensano molto. Pure troppo. Dunque hanno bisogno continuamente salite, salite nuove, come l'aria. In pianura non ci si riesce, c'è gente, schiamazzi, deodoranti, occhi di vetro scuro. Fin dalla prima rampa i pedali e la catena mettono in moto ingranaggi ben più complessi che i pignoni della ruota posteriore. C'è chi monta 24, chi 26 denti e chi mette invece l'agone di tutta una stagione, chi una volontà omerica, chi un dolore più o meno nascosto, un'assenza sempre apparecchiata per cena, un passato continuamente da sorpassare.

Ogni tornante c'è una bicicletta, ogni curva c'è un cuore che pedala, sono sopra la città come un aereo che vola, quando sarò giù vorrei un amico che mi consola.
Sul Faron il vento riposa. Non ce n'è. Il sole riscalda l'asfalto ruvido e il caldo sale da terra. I sali nella borraccia diventano piscio.
C'è gente. Leggono i numeri tatuati sulla pelle. Allez 531!, Courage 532! Le sommet à 200 métres! La sommet arriva, ma è ancora dura, in cima ci sono 3 km di falsopiano prima della discesa.

Il circo volge alla fine. Ma c'è ancora una prova. 531 e 532 stanno per arrivare. Il primo ha preso pure un carton noir: dovrà fare il tour de penalité perchè ad una rotonda, a causa di un'auto più lenta, ha fatto scia.
I due arrivano in zona cambio e si staccano le bici di dosso. Rimangono allineate insieme a tutte le altre macchine volanti, come in una specie di aeroporto.

Non c'è pace, non c'è pianura, anche a piedi salita. E' una gara da pellegrini più che da podisti. Chi parte forte esplode dopo un po'. Meglio andare a passetti e dare tutto alla fine. Sono due giri, due andate e due ritorni. La prima volta ti chiedi chi sei, se riuscirai a passare di lì ancora un'altra volta, se sarai lo stesso o un altro te.
Gli organizzatori ti gettano una spugna, te la passi sul viso, te la spremi in testa, sulle gambe. 531 e 532 s'incrociano dopo il giro di boa si tendono la mano.
Giù fino in fondo, sai già che risalire brucerà tutto ciò che ti resta. Il secondo giro rispondi alla domanda del primo: sono qui perchè mi voglio bene. Cazzo se mi voglio bene.
Intanto anche i giudici si ricordano di te: c'è sempre quella maledetta penalità da scontare, un birillo 200 m più in là del giro di boa. E vabbè, venga pure quella, io mi voglio troppo bene.

531 e 532 si incrociano di nuovo per strada. Stavolta mancano anche le forze per batter la mano. 531 è stanco, 532 gli urla di tenere duro. 532 conosce bene 531, da un punto in poi della loro vita, sono cresciuti fratelli.
All'arrivo c'è molta gente. Sono sconosciuti, ma sono felici. Hanno ritrovato 531 e 532: naufraghi tra gli incrociatori, gli asceti del Faron, i pellegrini di Tolone.

531: Giacomo Revelli 34° in 02:26:20.08
532: Stefano Vaglio 66° in 02:32:15.25

Gara vinta dal grande Olivier Marceau in 02:05:07.53

giovedì 14 maggio 2009

Non Più PerTerra... il triathlon del giorno dopo.

Cronache dall'XTerra Brianza di Emiliano Scandi

...dicono che nella vita, così come nello sport, tutto sia soggettivo... e quindi ciò che per me è assolutamente grandioso può non esserlo per qualcun altro….nello sport grandioso per me è finire una gara difficile, col sorriso stampato in faccia….grandioso è finirla sapendo di aver dato quello che in quel momento potevo dare…grandioso è finirla insieme ad un amico….e grandioso è sapere che nella stessa gara, quell’amico è andato forte come un treno…Chissà forse parlo così perché geneticamente non sono particolarmente dotato... O più semplicemente parlo così perché sarebbe triste ed estremamente riduttivo pensare ad una gara come l’Xterra dell’alta Brianza solamente in termini di distacchi e di posizioni.
...dicono anche che migliorarsi sia estremamente difficile…

Non nel mio caso, però, visto che per confermarmi avrei dovuto di nuovo forare e ritirarmi (ed a ciò ho ovviato mettendo i tubeless), per peggiorare dovevo non partire affatto da Ventimiglia...quindi non mi restava che migliorare.
Il mio Xterra Alta brianza, forse inizia proprio dove non era mai cominciato l’altro…ad Avigliana!!
Comincia dai racconti di Paolo, da ciò che ha vissuto nel tagliare quel traguardo e da ciò che ho vissuto io nel vederglielo fare…
E’ solo pochi mesi fa, però, a Celle Ligure, che l’idea di prendervi parte si materializza…
Lo fa con le parole del buon Borfiga , che da bravo ligure, spaventato nel dover viaggiare da solo, sostenendo per intero l’onere del viaggio in macchina, comincia ad adularmi, congratulandosi con me per l’ottimo piazzamento alla gran fondo ciclistica organizzata dalla Olmo, sostenendo che se avevo finito quella gara, e con 2 mesi ancora a disposizione, sarebbe stato “sicuramente” alla mia portata finire un Xterra!!
Ormai è andata, mi decido e do mandato di iscrivermi…

Solo quando il danno è fatto, Paolo forse si rende conto in che casino mi ha messo e cerca di correre ai ripari ordinando per me un libro che dovrebbe risolvere parte dei miei problemi, il titolo è tutto un programma : “Triathlon da campioni”…
Io vi assicuro l’ho letto tutto, ma resta il fatto che corro sempre un 10 mila in 48’ e nuoto sempre un 1500 in 27’ e quando (se) arrivo, Paolo è già sempre bello cambiato e profumato che mi aspetta………mah forse nel mio mancano delle pagine!!!
Comunque dai ormai è andata e il 10 maggio si avvicina….
Nel frattempo cerco un po’ di capire di che morte devo morire…
Il tracciato MTB viene definito da chi l’ha provato come “pornografico, vietato ai minori”…chiedo lumi a Paolo che minimizza il tutto dicendo che è solo un modo di dire tipico della zona…mah ..fidiamoci…

Previo parere favorevole delle nostre metà decidiamo di partire sabato, evitando così un’alzataccia mattutina il giorno della gara!!
Pernotteremo ad Albavilla…..anche perché l’alternativa è Erba!!!
Onde evitare inutili giri sulla tangenziale milanese, questa volta Paolo si munisce di GPS e alle 17 mettiamo piede sul suolo brianzolo con le nostre tute nuove di pacca…..
Da veri atleti non passiamo neanche in albergo, ma andiamo diretti a provare il famoso percorso pornografico…”stavolta neanche parto” mi dico e comincio a pensare ad eventuali scuse…..
Svanita con i tubbeless l’opzione foratura penso ad alternative credibili…
Percorriamo i primi 15 km del percorso……E’STUPENDO, bellissimo e soprattutto seppur duro è “fattibile”…
Andiamo in albergo, dove un “gruppo vacanze” ultra sessantenni ci scambia per dei calciatori senza veline, quindi doccia, pizza propiziatoria, e ninne con la pioggia che inizia a scendere…

Alle 2 del mattino Paolo mi dice che dormo come Evelina…non so se è un complimento, di certo
questo lo farà sentire a casa, però la cosa un po’ mi spaventa…..si inizia sempre così poi magari mi chiede un abbraccio!!
Alle 8.15 dopo una ricca colazione siamo i primi ed unici al ritiro pacchi gara…
Alle 8.25 siamo ancora i primi e sempre unici….
Lo siamo anche alle 8.40…
Alle 8.45 capiamo di aver sbagliato il posto….
Le procedure per gare con doppia zona cambio sono sempre un po’ più lunghe del normale, ma tutto procede regolarmente…..
Paolo giustamente mi fa notare che in un epoca di carbonio e titanio i grammi hanno una loro importanza nelle gare di endurance, e per questo in 3 ore va 3 volte al bagno ad alleggerirsi….nulla è lasciato al caso!!!
Poi mi sorprende…..
Memore delle mie lamentele nella passata edizione piemontese questa volta si presenta con dei dolcetti al cioccolato da condividere con me…..
Ne ho mangiato uno poco prima dello start……l’ho digerito a Masone, sulla strada di ritorno però era veramente uno spettacolo...(ci sarà qualcosa che il Borfiga fa male???? Chiederemo ad Eve)... Alle 12 come da programma parte la prima edizione dell’Xterra Alta Brianza.
L’acqua del lago è caldissima ed in 27’ sono di nuovo nella zona cambio…..Paolo chiaramente non lo vedo già più.
La starting list è di primissimo piano.
C’è De Faveri uno che è arrivato 20imo a Maui e sempre reduce dalle Hawai c’è Luca Molteni uno degli organizzatori e uno che su strada sembra quasi normale, poi lo vedi in MTB e ti viene voglia di chiedergli perché non toglie l’impianto frenante della sua bici, visto che non lo usa, ne guadagnerebbe in leggerezza…..gente fuori di testa o, come dice Paolo, gente che spegne il cervello.
I primi km sono tutti in un sottobosco da favola, che la pioggia del giorno prima ha reso ancora più suggestivo…mi guardo intorno aspettando di vedere la casa di Mago Merlino o il passaggio di qualche gnomo.
Ci sono dei tratti tecnici, prendo qualche rischio, ma non spengo il cervello….non mi corre dietro nessuno (anche perché la maggior parte dei partecipanti mi sono davanti)…
Sto bene e ho voglia di godermela sta gara…
L’organizzazione è straordinaria…ci sono persone ad ogni incrocio di sentieri (svanisce anche la possibile scusa di essermi perso tra i boschi) ed il percorso è stato studiato per darci di tutto un po’…
Discese tecniche, discese veloci, scalinate, radici, salite pedalabili e salite da far a piedi, ruscelli e single track…all’imprevisto ci ho pensato io!!!
Un Xterra non è tale senza un bella caduta e la mia lo è stata veramente…
Tra l’altro ho scelto un posto stupendo…l’intersezione di un sentiero con la statale ad alto scorrimento…quindi bellissima caduta davanti ad un attentissimo pubblico di automobilisti incaz*** !!
Mi è tornato in mente quando da ragazzino per fare il cretino sono caduto col motorino davanti alla scuola intera….
Un po’ tumefatto risalgo in bici e affronto la prima vera Salita del percorso…1km stile Roubaix con tanto di pavè e biscia che ti attraversa davanti……roba da rampichino!!
Discesa veloce e quindi ancora su a salire….stavolta neanche la tripla mi salva…scendo e spingo!!!
Dopo ogni salita c’è una discesa (tranne che in qualche gara in Francia) e quindi di nuovo giù ma
sull’asfalto…un discesone ripido dove il Borfiga stava quasi per rimetterci 3mq di pelle e lì sulla destra si nascondeva la mia “rampa di scale da fare 2 volte” (cosi c’era scritto sul sito)……
Le scale non le faccio neanche a casa a piedi figuriamoci se mi ci butto in bici…
Un giro nei vicoli del paese e quindi di nuovo su verso il cielo per una salita che veramente non finiva più...
Arrivo al T2 e lì in 2 passaggi mi arrivano 2 mazzate che avrebbero steso chiunque!!
Al primo giro Paolo che mi incita…..si ma lui aveva già finito.
Al secondo giro Ivan Risti ,elite/fotomodello del Triathlon Lecco, che si complimenta pubblicamente al microfono per il mio modo di correre prima di accorgersi imbarazzatissimo che sono ancora al primo giro e che di km ne mancavano ancora 5…
Ma com’è il detto- ciò che non ti distrugge ti fortifica…
Corro gli ultimi 10km in 48’ e per me, per come sto ora è veramente qualcosa di grandioso….
All’arrivo trovo Paolo che dopo essersi complimentato, si propone di sistemarmi la bici e mi porta tutto il necessario per la doccia… (prima mi dice che assomiglio ad Evelina, poi i dolcetti, ora è tutto premuroso…mah)
Paolo è li felice per il suo 11° posto assoluto e primo di categoria su 150 partenti, ma questo non fa più notizia…
Io sono ancora a 1000 per l’adrenalina…
Adrenalina che nel viaggio di ritorno, aiutata dal mitico Renato Zero (a proposito devo ricordarmi di farne una copia a Paolo) lascia posto ad una grande stanchezza fisica…
Il giorno dopo, al mattino, ancora nel letto e grazie anche a qualche segno visibile su gambe e braccia, rivivo tutta la gara…
E’ una sensazione strana…c’è malinconia…come la sensazione che si ha quando sta per finire l’estate!!
Sai che ce ne saranno delle altre, ma sai anche nessuna sarà come quella appena passata…
Il mio Xterra è iniziato più di 2 mesi fa ma ancora non è finito…

Per la prima puntata del Xterra di Emiliano cliccate qui





Il grande Molteni secondo solo a una leggenda come Defaveri.