lunedì 15 ottobre 2012
giovedì 27 settembre 2012
Roquebrune….2012
Qualcosa
dentro ci ha convocati all’appuntamento, là dove il destino di alcuni di noi è
stato segnato. “Roquebrune è una bella gara. Così deve essere”.
E così
senza stare troppo a riflettere io e Stefano ci siamo presentati al via,
insieme a molti di noi che hanno avuto la stessa voglia di ricominciare.
Per
non fermarsi di fronte a un alibi, di fronte a una paura che forse a troppi di
noi sta sbarrando il percorso.
“Roquebrune è una
bella gara”… Grazie, Cla, ti ho sentito e visto ovunque domenica. Quando alla partenza tra le onde mi dicevi “brava hai avuto i c…..i”, e uscendo
dall’acqua per ultima sorridevo agli applausi, perché i più applauditi sono
sempre i primi e gli ultimi. Quando in bici ce l’ho messa tutta per raggiungere
altri altleti su per la Turbie…pensavo a quanto era bello esserci, sentire il
respiro affannato e provare a dare il meglio, a ogni livello. La voglia di primeggiare lascia lo spazio
all’ascolto interiore quando sai che fai parte delle retrovie, e allora
via…corri Morena, corri incontro alla paura e alle angosce e ridendo trasforma
tutto in energia e forza, voglia di continuare.
Grazie a Ivan, Paolo, Stefano I, Ste, Daniele, Andreone e
Eric. Bella storia domenica.
E Cla ti ho visto di nuovo ridere di gusto quando alle
premiazioni ho ricevuto la coppa prima di categoria! Beati gli ultimi…

venerdì 3 agosto 2012
Un mare di colori, la mostra di Claudio Mingherlino
Per tre giorni esposti i dipinti del pittore ponentino, tra
musica e arte. Per vivere faceva l'imbianchino in Francia, ma viveva per
le sue passioni. Il ricordo di Giacomo Revelli
Ventimiglia (Imperia)
Giovedi 12 luglio 2012 ore 15:20
Giovedi 12 luglio 2012 ore 15:20
Per chi lo conosceva, non era un mistero: Claudio dipingeva benissimo.
Il pennello era per lui ferro del mestiere sui cantieri di Villefranche
e Montecarlo, ma anche una parte della sua anima, una delle tante
protesi con cui affrontava il mondo.
Claudio Mingherlino, scomparso la notte di Capodanno in un incidente stradale, per vivere faceva l'imbianchino, ma in realtà era un ottimo pittore.
I suoi dipinti saranno in mostra venerdi 20, sabato 21 e domenica 22 luglio a Ventimiglia Alta, nel Chiostro del Convento delle Suore dell'Orto (vicino Piazza della Cattedrale).
Non è stato facile raccogliere tutte le sue tavole. Claudio le regalava un po' a tutti. C'è voluta la caparbietà di suo fratello Luigi e il contributo di tanti per fare una mostra. Eppure non bastano per raccontare tutto ciò che era, tutti i suoi eteronimi, le sue contraddizioni: perchè oltre che imbianchino-pittore, era anche un frontaliere senza confini.
Il suo soggetto preferito era il mare. Ritratti del mare della Liguria, gozzi eoliani tirati in secca, borghi liguri crepuscolari e vedute delle Calandre e degli Scoglietti, di prima che iniziassero i lavori per il Porticciuolo. Claudio aveva capito quello scempio e gli era fieramente avverso. Fece parte del comitato che vi si oppose e conservare quell'ambiente con la pittura era il suo modo di combatterlo: civile e intelligente.
Amava la musica, progettava una trasmissione notturna alla radio, di quelle che deve proprio piacerti per ascoltarla, sottraendo un po' di tempo al sonno.
Era alla continua ricerca del riff, dell'assolo giusto per il momento. Sapeva farlo in modo critico e creativo. Per mentelocale aveva scritto un articolo bellissimo sul 40° anniversario di Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band, dei Beatles, situando le canzoni nel Ponente Ligure.
Era uno sportivo straordinario. Conservava nella memoria i triathlon a cui partecipava come poemi epici in cui ognuno era un eroe. C'era sempre un Ettore, un Odisseo, una salita ciclopica da affrontare. Conosceva il tallone di ogni Achille e sapeva come affrontarlo.
Era un passeur metafisico. Taciturno come Biamonti e psichedelico come De Chirico. E, da vero passeur, conosceva tutti i sentieri che oltrepassavano la frontiera.
A volte gli telefonavi: «Dove sei Kla, ce ne andiamo un po' al mare?» «No, mah, sono a Gouta, sul sentiero per Testa d'Alpe». «Ma da solo? È un posto da lupi!» «Sì - rispondeva - Ma giù in spiaggia è pieno di sciacalli».
Oppure era da qualche parte tra Bevera e il Roja; gli piaceva in particolare il Rio Bendola, perchè quell'acqua nasce in Italia, sul Grai, poi passa la frontiera e diventa francese. Come lui.
Fuggiva da qualcosa. Come tutti. Si allenava, aveva imparato dove scattare e lasciare indietro quell'avversario maledetto. A volte la distanza tra loro era pochissima; ma proprio quando l'uomo nero stava per prenderlo, ogni volta Kla trovava come scappare. Con la pittura, la musica, lo sport.
O alle Calandre: l'arrivo della sabbia era un appuntamento irrinunciabile. Verso le 17 si guardava intorno, faceva le squadre con un talento da player manager. Sfide quattro contro quattro che finivano ai supplementari, ai rigori, anche se il giorno dopo c'era il triathlon a Beaulieu.
Era il Bardamu del Viaggio al termine della notte, il compagno più fedele di Odisseo, il Murinho de noantri, il Chisciotte di Roverino. L'emigrante du rie cun i cioi in 'nt'i euggi di Creuza de ma.
Oggi, sono in tanti a chiedersi dove sia adesso. Di più, forse, crediamo che non se ne sia mai andato.
With a little help from my friends. Wish you were here Claudio.
Claudio Mingherlino, scomparso la notte di Capodanno in un incidente stradale, per vivere faceva l'imbianchino, ma in realtà era un ottimo pittore.
I suoi dipinti saranno in mostra venerdi 20, sabato 21 e domenica 22 luglio a Ventimiglia Alta, nel Chiostro del Convento delle Suore dell'Orto (vicino Piazza della Cattedrale).
Non è stato facile raccogliere tutte le sue tavole. Claudio le regalava un po' a tutti. C'è voluta la caparbietà di suo fratello Luigi e il contributo di tanti per fare una mostra. Eppure non bastano per raccontare tutto ciò che era, tutti i suoi eteronimi, le sue contraddizioni: perchè oltre che imbianchino-pittore, era anche un frontaliere senza confini.
Il suo soggetto preferito era il mare. Ritratti del mare della Liguria, gozzi eoliani tirati in secca, borghi liguri crepuscolari e vedute delle Calandre e degli Scoglietti, di prima che iniziassero i lavori per il Porticciuolo. Claudio aveva capito quello scempio e gli era fieramente avverso. Fece parte del comitato che vi si oppose e conservare quell'ambiente con la pittura era il suo modo di combatterlo: civile e intelligente.
Amava la musica, progettava una trasmissione notturna alla radio, di quelle che deve proprio piacerti per ascoltarla, sottraendo un po' di tempo al sonno.
Era alla continua ricerca del riff, dell'assolo giusto per il momento. Sapeva farlo in modo critico e creativo. Per mentelocale aveva scritto un articolo bellissimo sul 40° anniversario di Sgt Peppers Lonely Hearts Club Band, dei Beatles, situando le canzoni nel Ponente Ligure.
Era uno sportivo straordinario. Conservava nella memoria i triathlon a cui partecipava come poemi epici in cui ognuno era un eroe. C'era sempre un Ettore, un Odisseo, una salita ciclopica da affrontare. Conosceva il tallone di ogni Achille e sapeva come affrontarlo.
Era un passeur metafisico. Taciturno come Biamonti e psichedelico come De Chirico. E, da vero passeur, conosceva tutti i sentieri che oltrepassavano la frontiera.
A volte gli telefonavi: «Dove sei Kla, ce ne andiamo un po' al mare?» «No, mah, sono a Gouta, sul sentiero per Testa d'Alpe». «Ma da solo? È un posto da lupi!» «Sì - rispondeva - Ma giù in spiaggia è pieno di sciacalli».
Oppure era da qualche parte tra Bevera e il Roja; gli piaceva in particolare il Rio Bendola, perchè quell'acqua nasce in Italia, sul Grai, poi passa la frontiera e diventa francese. Come lui.
Fuggiva da qualcosa. Come tutti. Si allenava, aveva imparato dove scattare e lasciare indietro quell'avversario maledetto. A volte la distanza tra loro era pochissima; ma proprio quando l'uomo nero stava per prenderlo, ogni volta Kla trovava come scappare. Con la pittura, la musica, lo sport.
O alle Calandre: l'arrivo della sabbia era un appuntamento irrinunciabile. Verso le 17 si guardava intorno, faceva le squadre con un talento da player manager. Sfide quattro contro quattro che finivano ai supplementari, ai rigori, anche se il giorno dopo c'era il triathlon a Beaulieu.
Era il Bardamu del Viaggio al termine della notte, il compagno più fedele di Odisseo, il Murinho de noantri, il Chisciotte di Roverino. L'emigrante du rie cun i cioi in 'nt'i euggi di Creuza de ma.
Oggi, sono in tanti a chiedersi dove sia adesso. Di più, forse, crediamo che non se ne sia mai andato.
With a little help from my friends. Wish you were here Claudio.
Giacomo Revelli
lunedì 9 luglio 2012
mercoledì 27 giugno 2012
Corri Bes, corri!!
Ti abbiamo scoperto un giorno per caso, in una gara delle nostre,
sconosciuta e durissima, specchio del Ponente: il duathlon di Perinaldo.
Faceva freddo ed eravamo tutti radunati nel baretto dove era stato
attrezzato un tavolino per le iscrizioni. Ti ho notato subito, alto e
tranquillo, a tuo agio in mezzo ad estranei. Eri li per confrontarti,
per vincere! Ma hai dovuto lottare perchè hai dato ma anche trovato filo
da torcere.... Da quel giorno e dopo un'altra stupenda lotta al
duathlon di Vallecrosia sei diventato parte della squadra. Impossibile
non riconoscere in te un vero cinghiale, seppure ingentilito dal nome e
dagli occhi.
Tanti i tuoi successi e sempre in situazioni e condizioni diverse.
Tuttavia è proprio nella corsa in montagna che riesci ad esprimerti al
meglio, dove però servono tante attitudini fisiche e mentali diverse, e
tu le hai tutte.
Tanti i tuoi successi e sempre in situazioni e condizioni diverse.
Tuttavia è proprio nella corsa in montagna che riesci ad esprimerti al
meglio, dove però servono tante attitudini fisiche e mentali diverse, e
tu le hai tutte.
Quando ho letto la classifica del Neandertrail sono rimasto un paio
di minuti a fissare il computer: secondo assoluto, 60 km in 6 ore e 20
minuti. Hai corso fortissimo in una delle gare più dure al mondo, dove
corridori famosi e super mediatizzati hanno vomitato l'anima tra nausea e
crampi muscolari o si sono persi nei boschi di notte, per poi ritirarsi
con la coda tra le gambe. Una gara dove non basta essere allenati, dove
non basta saper soffrire. Il Neander bisogna saperlo gestire e tu hai
fatto una corsa quasi perfetta: sei partito forte, non hai mai mollato e
alla fine, quando hai deciso e dopo più di 40 km di gara, sei riuscito
ad accellerare e riprendere due avversari, chissà la loro faccia quando
li hai passati...chapeau!
Ora via! corri Bes! non fermarti, verso altre vittorie!!
YANN.
Complimenti anche ad Andrea Caffara e Remo Lentino che hanno concluso questa impresa titanica in 19ma posizione con il tempo di 9h24'.
venerdì 1 giugno 2012
Inno ai cinghiali
Luoghi immobili, le gesta dinamiche come quadri di Mirò.
Il Maltese
Le bici tutte
allineate pronte per essere usate nella battaglia.
Odore forte di neoprene delle mute, il vociferare di atleti si espande e rimbalza nelle edizioni delle edizioni di questo triathlon.
L’acqua è fredda, intirizzisce, ti sveglia, il gusto è dolce, ma il colore è nero come il destino di alcuni di noi.
L’attesa snerva ma la felicità di esserci mi rilassa. La sirena libera… libera gli uomini che si trasformano nelle bracciate in ali di uccelli che scivolano sulle acque.
Mastico liquido, il mare mi ostacola, ancor di più le mie paure. Mani invisibili mi afferrano e mi conducono là nel mio ambiente naturale.
Le strade sono affollate di sfide reali ed irreali. Cerco sul dorso delle maglie il logo della nostra squadra: il cinghiale.
Odore di terra bagnata e di temporale si fissano nelle narici, gocce lasciano spazio a cieli che rapidi mutano.
La strada scivola sotto le mie ruote. La pioggia ora fa male, lampi e tuoni mi fanno sentire piccolo piccolo, là in balia di forze più grandi di me.
Disegno al limite della legge di gravità linee tra pozzanghere e automobili che leste ci sorpassano. Le lancette “contre la montre” mi ipnotizzano in un improbabile tempo passato.
Dritto bimbo, in alto le ginocchia, avanza, non demordere, osa. Che poi te ne penti. Concentrati che la fatica è solo una delle tante illusioni della vita.
Salta, schiva, accelera. Ora le gambe si sono fatte pesanti, tutto galleggia, si cercano le ultime energie verso la fine in una linea di un ipotetico traguardo… per alcuni ma non per me la gara continua, nella memoria di chi ha una discendenza, di un abbraccio con un amico-avversario, di quella strana quiete che mi prende dopo le gare, come una malinconia, dove il tempo si ferma o forse si dilata e a me sembra di aver fregato per quelle due ore il destino che ci vede sempre un po’ gregari in vite a volte ordinarie.
A Kla. E a tutti voi.Odore forte di neoprene delle mute, il vociferare di atleti si espande e rimbalza nelle edizioni delle edizioni di questo triathlon.
L’acqua è fredda, intirizzisce, ti sveglia, il gusto è dolce, ma il colore è nero come il destino di alcuni di noi.
L’attesa snerva ma la felicità di esserci mi rilassa. La sirena libera… libera gli uomini che si trasformano nelle bracciate in ali di uccelli che scivolano sulle acque.
Mastico liquido, il mare mi ostacola, ancor di più le mie paure. Mani invisibili mi afferrano e mi conducono là nel mio ambiente naturale.
Le strade sono affollate di sfide reali ed irreali. Cerco sul dorso delle maglie il logo della nostra squadra: il cinghiale.
Odore di terra bagnata e di temporale si fissano nelle narici, gocce lasciano spazio a cieli che rapidi mutano.
La strada scivola sotto le mie ruote. La pioggia ora fa male, lampi e tuoni mi fanno sentire piccolo piccolo, là in balia di forze più grandi di me.
Disegno al limite della legge di gravità linee tra pozzanghere e automobili che leste ci sorpassano. Le lancette “contre la montre” mi ipnotizzano in un improbabile tempo passato.
Dritto bimbo, in alto le ginocchia, avanza, non demordere, osa. Che poi te ne penti. Concentrati che la fatica è solo una delle tante illusioni della vita.
Salta, schiva, accelera. Ora le gambe si sono fatte pesanti, tutto galleggia, si cercano le ultime energie verso la fine in una linea di un ipotetico traguardo… per alcuni ma non per me la gara continua, nella memoria di chi ha una discendenza, di un abbraccio con un amico-avversario, di quella strana quiete che mi prende dopo le gare, come una malinconia, dove il tempo si ferma o forse si dilata e a me sembra di aver fregato per quelle due ore il destino che ci vede sempre un po’ gregari in vite a volte ordinarie.
Il Maltese
giovedì 31 maggio 2012
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