martedì 17 giugno 2008

La Panoramica. Ovvero le corse podistiche dell'entroterra genovese


Penso che un vero cinghiale, almeno una volta nella vita, debba provare a correre una delle gare podistiche dell'entroterra genovese.
Lo spirito sostanzialmente pigro e apatico dei genovesi, costretti in una città-labirinto che riserva loro sorprese ad ogni vicoletto, con un clima spesso inclemente che se un giorno c'è il sole l'altro piove, dove ogni attività della quotidiana esistenza costa fatica e impegno, non cambia faccia quando dirigono il muso verso l'entroterra. E' lì, tra le verdi colline e le montagne a due passi dalla marina e dal refrescumme, che il genovese va a rifugiarsi per espiare il suo peccato originale: quello di appartenere ad una terra a cui bisogna strappare ogni cosa con travaglio e fatica, come per una pena del destino. Pessimismo e fastidio.

E quale miglior modo di espiare la colpa che una bella garetta podistica sui monti? In qualsiasi altro luogo, una società che organizzasse una gara con un percorso del 70% in salita, su sterrati e mulattiere nei boschi, tra picchi rocciosi e stradine da camporella, su canali, acquedotti, muretti a secco, fasce, vigne e quant'altro si possa trovare oltre la frontiera dell'Aurelia, forse andrebbe in bancarotta.
A Genova no: queste gare sono frequentatissime e si fatica a trovare un pettorale sotto il 150. La Panoramica, gara di "circa" 12 km, organizzata per il 15 giungo dalla Podistica Valpolcevera che dall'alveo del Polcevera sconfina in quello del Bisagno per poi tornare verso Genova Rivarolo, è un esempio perfetto.

Decido di partecipare perchè il meteo annuncia una domenica uggiosa e in bici è meglio non andare. Dopo il lavaggio completo di domenica scorsa a Gouta, non ho nessuna intenzione di ripetere l'esperienza. Così, pazienza, farò una garetta, un allenamento, tanto per non star fermi e divertirsi un po'.
La gara l'ho trovata su Internet, su http://www.genovadicorsa.it/, portale aggiornatissimo con tutto ciò che serve al podista-espiante genovese.
Appena uscito, però, mi rendo conto che non sarà una passeggiata. La mia casa ha i balconi a levante e verso Camogli era sereno; i nuvoloni neri invece stavano dall'altra parte, a ponente. Anzi, c'è pure qualche tromba marina che danza al largo, un bel frullato d'acciughe e posidonia. Non mi scoraggio, parto per la Madonna del Garbo, nell'entroterra di Genova Rivarolo, il santuario dove dovrebbe esserci la partenza della gara. A Sampierdarena inizia a piovere. Bah, vado lo stesso, mi dico, se non ci fanno correre farò un giro per lumache. Invece arrivo lassù e trovo un via vai di gente già in canottierina e scarpette e numero che corre avanti e indietro allietata da un tormentoso concerto di campane, roba che i timpani, almeno, non vedono l'ora di partire.
Un signore con un ombrello e un altoparlante fa una specie di radiocronaca in genovese (tutta personale, perchè il volume è basso e non si sente niente), mamme e bimbi stanno sotto una tettoia assonnati ad aspettare, il parroco stesso mi indica il tendone dove ritirare il pettorale.
Ma partiamo lo stesso?, chiedo, Perchè? Mi fa un signore con tanto di pettorina gialla "staff", non ha letto il volantino? "La gara si disputerà con qualsiasi condizione atmosferica". Ah. E il percorso? Com'è?, Ah, segui i primi e vedrai che non ti perdi, mi risponde un altro. Ma c'è molta salita? Uhm, mah, si sale ai piani di Fregoso, poi al Peralto toccando, poi al Begato e al Puin e si torna indietro.
Per me è come se parlasse dello Zimbabwe, però deduco che ci sarà da soffrire. E io che volevo fare un tranquillo allenamento.
Sulla linea di via, alle 9 esatte ci sono più di 150 persone. Il radiocronista annuncia che la partenza è ritardata perchè c'è ancora gente che "sta effettuado le operazioni di punzonatura e iscrizione". C'è dunque una falsa partenza perchè dietro non capiscono e partono in quarta.
Poi, tre due uno via. Non è una partenza-razzo come ci si potrebbe aspettare. Sembra quasi che non ne abbiano voglia, che qualcuno li costringa a correre. L'esatto contrario di quello a cui sono abituato. Io corro da triathleta: per me la corsa è la frazione in cui spremere tutto, dal primo al 10° km senza mollare. Arzillo mi metto dietro ai primi due: un nordafricano e un altro piccolo e secco, che pure lui non dev'essere uno svedese, sembrano stupiti di vedere qualcuno con loro.
Dopo il primo km comincio a capire: arrivano una serie di rampe in ciappe e sassi, per di più bagnate. Quelli se ne vanno come caprette, io resto lì a chiedermi perchè ho deciso di venire.
La strada è nel bosco e le gocce della pioggia arrivano a secchiate ogni volta che il vento muove un castagno. Sulle pietre si scivola, dove non c'è un sasso c'è una pozzanghera e fango. Il fiato si
accorcia, il cuore sale come un tamburello, le gambe a breve diventano delle soppressate. Mi raggiungono altri, il sentiero è stretto e mi sposto per farli passare. Loro ringraziano e vanno. I km passano con una lentezza incredibile, tra il 3° e il 4° pare ce ne siano altri due. Alla fine però mi rassetto un pochino e tengo il ritmo di due ragazzi davanti a me. Arriviamo infine su un crinale, lì oltre alla pioggia c'è il vento.
C'è una vista incredibile: giù la città è avvolta dalle nuvole, ma spuntano le torri dello stadio di Marassi e si vede anche la Fiera, Corso Italia. Quale miglior luogo per costruire un forte per
difendere la città: il Puin è mastodontico, con i suoi contrafforti a ferro da stiro, e non è nemmeno uno dei più grandi.
A presidiarlo c'è un signore con un ombrello. Dice: "Stae atenti figieu che u se scheugia!"
E' lì che tiro il fiato, ora comincia la discesa. Ma guai a buttarsi giù come un falco, l'erba è umida e se scivoli finisci diretto al cimitero di Staglieno che è proprio lì sotto (e non per una visita di cortesia). Passiamo anche davanti al forte Begato, poi a Righi: lì di solito le coppiette ci vanno a sbaciucchiarsi, noi ci arriviamo infangati come pulcini.
C'è ancora spazio per un'altra discesa scavezzacollo, seguita da una rampa atroce, un Mortirolo che in cima l'anima ti scappa in cielo. La riprendi nell'ultima e definitiva discesa fino all'arrivo, 3 km, una specie di Vietnam di bosco, fango e pietre scivolose.
Solo allora mi accorgo che il "circa" davanti ai 12 Km sul volantino qui lo calcolano in eccesso.
Grazie alla Madonna del Garbo non cado e recupero addirittura qualche posizione. Alla fine faccio 13° e mi danno pure un premio di categoria: una bottiglia di vino. Alla salute cinghiali!
giarevel

lunedì 9 giugno 2008

Da Beaulieu a Gouta: cronaca di una salita annunciata

Questo post doveva essere il resoconto di una gara e invece parla di un'avventura e di come il destino di un triathleta sia, in un certo modo, già scritto.
Doveva esserci un triathlon domenica 9 giugno a Beaulieu sur Mer, una ridente località che, per il clima e l'esposizione viene soprannominata "Petit afrique".La gara è di quelle da non perdere: un olimpico senza tante musse, con uno spettacolare nuoto in baia e, appena fuori dall'acqua non c'è nemmeno il tempo di respirare che ti fanno imparare bene la salita per la Moyenne Corniche, su fino a Eze, per ben due volte, con una discesina da far fumare i cerchi per poi farsi una corsetta sulla stessa salita e arrivare finalmente sul lungomare, dove, nel mentre, ridenti signorine francesi se ne sono state spaparanzate sulla spiaggia e si chiedono che sia tutto quel "sciaratu" di gente che corre.
Per noi cinghiali Beaulieu è un appuntamento fisso. E poi sennò, che si faceva? Un bel gelato in centro? Niente da fare. Proprio quel giorno a Ventimiglia la città sarebbe stata bloccata per il disinnesco di un ordigno bellico rinvenuto in settimana: vigili, polizia, protezione civile e artificieri da tutte le parti, roba che nemmeno in Afganistan. Avrebbero prelevato la bomba e l'avrebbero fatta brillare in una cava lontano dalle abitazioni, con tanto di telecamere a documentare. Un bell'esercizio di stile per mostrare che i soldi dei contribuenti finiscono spesi bene.
Un pomeriggio al mare? Alla spiaggia? Nemmeno, c'è il ripascimento, i lavori sono in ritardo, pochi gli ombrelloni e gli asciugamani, ci sono invece ruspe e camion, ma non giocattolo, quelli veri: stendono una sabbia viscida e pastosa che arriva dalle cave, al cui contatto l'acqua frigge come l'idrolitina.
Andiamo a Beaulieu che è meglio. Ci alziamo così alle 5.
La prima idea è "chi cavolo me lo fa fare". La seconda è "Però, belin, Beaulieu... troppo bello!".
Qualche goccia di pioggia non scoraggia nessuno. C'è il presidente Valmer che mugugna, ma ormai è un rito, se non lo facesse mi preoccuparei. Meteo France non è d'aiuto, su Beaulieu davano tutto: sole, nuvole bianche, nuvole grigie, nuvole nere e "orages isoleè".
Partiamo. Subito le nuvole a ponente aumentano e a Montecarlo incomincia a piovere. A Beaulieu viene giù che Dio la manda con annessi fulmini. Più che nella "petite Afrique" sembra di essere al "Petite Artique": pioggia, vento e temperature che si potevano definire polari se confrontate con la media di giugno.
Nonostante questo ci sono parecchi triathleti. Qualcuno (francese) arriva addirittura in bici, tanto
bisogna bagnarsi, meglio cominciare subito. La partenza è spostata alle 9.30. Arriva pure l'ammiraglia dei Maremolati di Pietra Ligure, chissà a che ora si sono alzati, ma menomale che ci sono, fanno una gran compagnia.
Stiamo tutti sotto le tende a cincischiare e parlottare: chi vorrebbe partire ad ogni costo (Claudio sarebbe partito pure con l'uragano Katrina), chi pensa alla discesa bagnata, chi fa già i conti su quante posizioni guadagnerà in salita (Borfiga), chi si fuma una sigaretta (Beltrami), chi vuole convincerti a restartene buono e asciutto se faranno l'acquathlon (Andrea), chi ne approfitta per allestire un piccolo suq di camere d'aria, squizzy, body, costumi e pezzi di bicicletta (Stefano).
I tre bar del porticciolo di Beaulieu si affollano subito di gente, per un caffè bisogna aspettare mezzora. La TV passa il video di No surprises, dei Radiohead. C'è la testa di Yorke dentro una boccia di vetro con l'acqua che pian piano sale e lo copre del tutto.
Alla fine decidono per l'acquathlon, (per loro è pure campionato regionale). La maggior parte, se ne torna a casa per la felicità di mogli, fidanzate e mamme.

Al vero cinghiale però, resta qualcosa dentro. Non si può mollare, non è possibile sprecare una giornata così, dopo tutta la settimana passata a sognare di doppiare le prime boe in mare e i tornanti della Turbie. Claudio è il primo: "Ah, io me ne salgo in val Roia". Andrea gli va dietro: "No, meglio Ciaixe o Isolabona". Paolo la butta lì: "Andiamo a Gouta".
"Gouta? Sei matto?". E' peggio di una bestemmia: "Gouta" è un nome che dalle nostre parti va pronunciato con il rispetto più estremo. Suscita, brividi, timori, paure ancestrali. Così si chiama la salita più dura e lunga della provincia di Imperia: 14 km con media all'8%, la prima parte si cuoce tra gli ulivi, l'ultima si trema di freddo tra i castagni, l'asfalto è così ruvido che sembra di pedalare sulla carta moschicida. Tra gli alberi fitti appaiono e scompaiono figure strane. Qualche anno fa una coppietta fu spaventata da un gigantesco mostro peloso, lo chiamarono l'"abominevole uomo di Gouta", invece era solo un eremita locale. Gouta si fa una volta all'anno, come un pellegrinaggio.

E Gouta sia. Pure io mi convinco, tanto oggi dovevo soffrire, e anche per la sofferenza ci vuole qualità. Passiamo da casa, ci cambiamo in fretta, alla parola "Gouta" le nostre donne non oppongono nessuna resistenza, come vinte da qualcosa più forte di loro. Partiamo, più ci avviciniamo più sulla montagna incantata si addensano nubi minacciose. Dopo isolabona il
sole è un ricordo e quando al bivio mancano 500 metri comincia a piovviginare. Noi, consapevoli, andiamo incontro al nostro destino.
Claudio si mette davanti, vuole spianarla quella salita, cascasse il mondo lui vuole arrivare in cima. Ci vuole più fiato del solito, non per la carenza d'ossigeno: mai provato a salire a Gouta con Andrea Caffara che imita Cassani e Bulbarelli? E' uno spasso. Quando scatta Borfiga però non ride più nessuno. Dopo due tornanti quello sparisce e pensiamo addirittura che si sia infrattato per farci uno scherzo. Invece arriva in cima come un missile seguito da Andrea, da me e Claudio. Siamo rimasti stati sotto l'ora, pochi ventimigliesi ci riescono, è un gran tempo! Non abbiamo il tempo di rallegrarci che incomincia a piovere. Vogliamo però immortalare questo momento storico. Arriva un tipo, gli chiediamo di fotografarci e lui gentilmente accetta.
Restiamo un po' lì sotto la tettoia, a parlare, ci chiede di dove siamo, da dove veniamo. Lui è un bergamasco, dice di chiamarsi XYZ (ometto il nome perchè magari frequenta i blog di triathlon e potrebbe farci causa) da anni vive e lavora in Liguria.
Parliamo dei monti, del bosco, del Toraggio e del Pietravecchia. Lui è lì perchè sta lavorando a una lapide che hanno appena messo lassù per commemorare un alpinista scomparso. Fin qui tutto bene. Il fiuto di Claudio però, non tradisce mai: "Ma lei è "XYZ", lo stesso XYZ delle cave?" gli chiede "Sì, esatto risponde. Pensate un po', oggi la bomba la fanno brillare da me."
Lo scenario cambia, la pioggia aumenta. Ora è lui che comincia a far domande, sembra abbia guadagnato quanto basta di confidenza o di presunta superiorità per giudicare che mestiere facciamo. Noi siamo in trappola, non possiamo muoverci.
Per Claudio e Paolo nessun problema, ma quando Andrea gli dice che lavora in comune a Ventimiglia, "Ah - fa quello - uno statale! Noi ce l'abbiamo con gli statali... adesso è arrivato il ministro giusto e vedrai che li sistema tutti sti fannulloni..."
Cadiamo dalle nuvole: siamo a 1400 metri, in cima a Gouta, piove a dirotto e questo ci viene a tirar fuori la politica.
Io sto zitto, non vorrei rincarare la dose, ma quello insiste e mi punta, "e lei, che lavoro fa?". Gli
dico allora che lavoro per Regione: apriti cielo, sembra che debbano piovere calci nel sedere.
Avrei un discorsetto pronto, "Tu che butti gli scarti delle tue cave sulle nostre spiagge, vieni a dire a noi che dovremmo fare meglio il mio mestiere?"
Per fortuna interviene Claudio, spiove un pochino e decidiamo di tornare giù. Ma è solo un momento, appena imboccata la discesa ricomincia a piovere.
E' il battesimo di Gouta, la montagna incantata, 14 km di discesa fatta a 15 all'ora perchè i freni, bagnati, non funzionano più.
Una volta giù si parla della prossima avventura: Mandelieu, Manosque, Cap D'Ail, Castellar.
Va bene, tutto quel che volete - rispondo - dopo Gouta che cosa resta?
Giarevel

mercoledì 4 giugno 2008

Pietra Ligure: “cinghiali” sugli scudi, Paolo è Campione Regionale!











Ragazzi che giornata! ..che l’Olimpico di Pietra Ligure fosse una gara importante, che fosse adatta ai cinghiali ponentini per le difficoltà dei suoi percorsi, che i ragazzi fossero in forma, che alcuni di loro avessero preparato al meglio questa prova e che si potesse far bene..lo si sapeva, era nell’aria insomma, ma che Paolo Borfiga si laureasse Campione Regionale di Triathlon Olimpico con una prestazione sbalorditiva ( e lo dico da atleta, vi garantisco che non è retorica, Paolo è stato superlativo) centrando il quinto posto assoluto con lo strabiliante tempo di 2h23’41”; che Andrea gli facesse compagnia sul gradino più basso del podio regionale col suo 23esimo posto assoluto in 2h32’29”, non era certo nelle previsioni.

Due cinghiali sul podio regionale,insomma.. mica “pizza e fichi”!!

Ma a testimonianza del grande momento che sta vivendo il gruppo del “Ponente”, completano l’opera le grandi prove del “solito” Claudio Mingherlino, indomito combattente, che strappa la 46esima piazza assoluta in 2h36’16”, ma soprattutto capace di dare consigli preziosissimi a noi compagni durante la gara dimostrando una lucidità e una visione della gara impareggiabili;
del presidente “Valmer”,una certezza, 82esimo con 2h44’34”, dello sfortunato Sandro 88esimo in 2h45’54” che dopo una buona prima frazione, vede sfumare il suo lavoro a causa di una foratura in bici, di Ivan alla sua “prima Pietra” che raccoglie un buon 117esimo posto in 2h51’59”, di Stefano che chiude le sue fatiche in 139esima posizione in 3h01’28”, di “Mimì” che dopo 3h04’16” taglia il traguardo in 151esima posizione e di “Pino”, il più “nuovo” e meno esperto del gruppo, ma anche il più ..ehm..il meno giovane, diciamo così, che riesce nel suo intento di portare a termine la sua impresa in una gara con percorsi davvero molto impegnativi!

Bravi tutti insomma, e a gara finita, la bella giornata è stata coronata da una “mangiata” tutti assieme al festino organizzato nelle bellissime vie del centro storico di Pietra Ligure.

I “Maremolati” hanno pensato proprio a tutto, complimenti.

Che bella festa!!

Le nostre foto:
http://picasaweb.google.com/grgiacomorevelli/TriathlonPietraLigure

martedì 20 maggio 2008

Tolone..terra di gioie e dolori..

..ebbene sì, guardandomi indietro, 48 ore dopo, in compagnia di quei classici “souvenir” post gara, sparpagliati sulle varie fasce muscolari, mi viene proprio da riassumere con queste parole l’esperienza di Tolone. Gioie e dolori!

Partirei dai secondi..i dolori..perché seguendo un ordine temporale, dal momento dello start, sono quelli che ti si affiancano per primi e ti accompagnano per più tempo..Addirittura quest’anno per non farmi mancare niente, hanno iniziato a farmi compagnia fin dal riscaldamento..quando con un atleta inglese nel fare due bracciate, tanto per assaggiare l’acqua, ci scambiavamo una testata violentissima che per fortuna è semplicemente andata ad aggiungersi ai “souvenir” post gara di cui sopra, posizionandosi sotto il mio occhio..

Normalmente la prima frazione è quella più “standard”, nel senso che, a differenza di bici e corsa dove gli organizzatori possono sbizzarrirsi rendendole più o meno impegnative, il nuoto è sempre quello.. Beh, a Tolone non è così, credo che gli organizzatori abbiano fatto un contratto con Eolo, affinché ogni anno renda la prima frazione all’altezza delle altre due..

In pieno spirito festoso, sì perché a casa dei nostri “cugini”, giornate come quelle di domenica, sono vere e proprie feste di sport, poco prima dello start c’è il consueto applauso ritmico, bene augurante..gli ultimi “in bocca al lupo” con i compagni di squadra e..scatenate l’inferno!

Durante la frazione, superata la prima boa, il gruppo si apre e nel concentrarmi su quello che devo fare, molto spesso mi capita di pensare..

Penso ai miei compagni di squadra, a quelli come Paolo e Claudio, che con l’acqua vanno molto più d’accordo di altri, me compreso, alle parole di Giacomo quando negli ultimi momenti prima del via mi dava consigli tecnici su come affrontare la frazione, agli altri del nostro gruppo, che in acque libere si trovano ancora meno a loro agio del sottoscritto e che non vedono l’ora di tornare sulla terra ferma..

Non appena si torna in posizione eretta, non sempre si è lucidissimi, ci sono un sacco di pensieri che intasano la mente, ci sono le nostre fantastiche “fan” che cercano di farsi sentire( e ci riescono sempre benissimo) in mezzo alle tante voci dei tanti tifosi assiepati lungo le transenne che ci portano alla zona cambio..E’ un lungo applauso che ti accompagna fin quando, una volta montato in sella, resterai da solo, con i tuoi pensieri cercando la concentrazione per affrontare al meglio la seconda frazione.

Le prime rampe, i primi km..poi la fatica si siede affianco a te, e cerca di farsi notare in maniera sempre più insistente..La ignori, non la consideri..però con il passare dei minuti non puoi fare a meno di notarla e non ti resta che accettare una “convivenza forzata”.

Prima dell’attacco del Mont Faron, incontro Claudio nella sua bella divisa Ponentina, mi sprona a spingere di più, mi informa sulla posizione degli altri “cinghiali” davanti a me; ha ragione (come al solito..), è ora di impegnarsi e di costruire una buona frazione.

Alzo lo sguardo e un’altra divisa dei “nostri” è poco davanti a me, è Giacomo, gioco ad inseguirlo per tutto il Faron, lo raggiungo proprio in cima..questo inseguimento tutt’altro che indolore ma estremamente divertente, mi permette di affrontare con lui l’ impegnativa discesa che riporta sui saliscendi del percorso iniziale.

Ad un certo punto, butto giù lo sguardo da un tornante e poco sotto di me, mi sembra di intravedere dei colori familiari.. casco in tinta, cinghiale stampato sul retro..non ci sono dubbi è Paolo.

Un paio di curve e lo raggiungo, è evidente che qualcosa non va’, nell’avvicinarmi lo guardo bene, non ha segni di cadute, lo affianco, gli chiedo cosa succede..e con un’espressione di profonda delusione, mi dice di aver rotto la catena; che peccato stava facendo un’altra gara capolavoro, si meritava di portarla a termine!(..ma sono certo che potrà rifarsi ampiamente molto presto..)

Ma i dolori non sono finiti..

A 5km circa dalla zona cambio,un inequivocabile rumore di foratura…è Giacomo, che mi seguiva a qualche decina di metri..Non sembra proprio essere una giornata fortunata per i Cinghiali del Ponente..

Posata la bici, a Tolone più che in altre gare, il bello deve forse ancora venire. Il percorso è davvero estremamente selettivo, ai dolori e alla fatica, che aumentano in maniera esponenziale, fa da contraltare quella crescente sensazione di soddisfazione per aver condotto fino a quel momento una bella gara, onesta e divertente..non resta che completare l’opera!

I due giri dell’anello ti permettono di incontrare più volte delle “facce amiche”, e di leggere sui loro volti quelle stesse intense sensazioni con cui stai convivendo..Per primo, incontro il grande Claudio, che lucidissimo, molto più di me, mi dà le ultime indicazioni e gli ultimi incitamenti, poi è il turno del Presidente, provato ma sempre con quell’ invidiabile serenità di chi si sta davvero godendo lo spettacolo..Rivedo Giacomo, che da vero sportivo, ha completato la sua frazione bike e ora sta correndo per riprendersi parte di quelle posizioni che la cattiva sorte gli ha rubato..ecco Alessio che al giro di boa mi fa compagnia per un po’, per poi continuare del suo passo. Mancano all’appello ancora i coraggiosi Eric, Ivan, e Domenico alla loro “prima Tolone” .. che incrocerò poco dopo, impegnati a completare la loro impresa.

Finalmente imbocco l’ultima discesa, ho i brividi, come d’incanto i dolori, la fatica compagna di avventura e la sofferenza, scompaiono, sostituiti da una gioia immensa, inspiegabile a parole, ma comprensibile da chi fa questo genere di esperienze.

Passando, dedico finalmente un sorriso e un gesto di soddisfazione, al gruppetto delle nostre “sostenitrici ” che durante la gara non hanno perso occasione per farci sentire in buona compagnia, ma alle quali,fino a quel momento non ero riuscito a comunicare molto.

Gli ultimi 100metri, sono transennati, in fondo c’è il gonfiabile giallo con la scritta “Arrive” , dalle transenne un gruppo di ragazzini si sporge chiedendomi insistentemente il “cinque”, decido di condividere con loro questa gioia ricambiando il gesto..un piccolo grande gesto che genera altre forti emozioni. Il bambino che è in me a quel punto ha il sopravvento, spingendomi a tagliare il traguardo a “ 4 zampe”..per concludere con un applauso questa meravigliosa festa!

Peccato che l’amico Paolo sia stato privato di questa “gioia”, ma lui è un uomo di sport, e sa benissimo che certi “dolori” fanno parte del gioco!

Complimenti a tutti, anche e soprattutto a Stefania, che, mentre parte di noi si metteva in viaggio per raggiungere Tolone, lei ci anticipava partecipando al “promo” chiudendo in 81esima posizione assoluta, decima donna, per poi unirsi al gruppo delle nostre sostenitrici!

Arrivederci a Pietra Ligure ;-)















Il presidente stempera i bollenti spiriti in previsione dei prossimi appuntamenti.




C'è invece chi non spreca neanche un goccio.......di energia!

Altre foto di domenica: http://picasaweb.google.com/grgiacomorevelli/Tolone

Classifiche “ponentine”:

53 esimo Caffara Andrea 2h32’34”

103 esimo Mingherlino Claudio 2h37’49”

170 esimo Turchi Valmiro 2h45’04”

185 esimo Revelli Giacomo 2h46’06”

313 esimo Biamonti Alessio 2h59’26”

328 esimo Lanteri Eric 3h01’32”

355 esimo Lasalandra Ivan 3h05’14”

356 esimo Trinchi Domenico 3h05’14”


nel “promo” del mattino:

81esima (10ma donna ) Ricci Stefania 35’59”

mercoledì 14 maggio 2008

Per chi fosse ancora indeciso se venire a Tolone...



Ammirate il gesto atletico. Uno scatto da puro scalatore. Osservate come punta sui pedali per lasciare indietro le avversarie. Uno stile inconfondibile. Impossibile resistere.

Non si sa se questo essere esista davvero. Qualche fortunato dice di averla incontrata. La foto è stata scattata in cima al Mont Faron, dopo una salita di 5 km al 10%. Non è quindi attendibile.

Gli organizzatori l'hanno comunque messa sul sito per attirare gli ultimi indecisi.

Se qualcuno domenica dovesse incontrarla, si ricordi che la scia in Francia è vietata.

Finalmente ci siamo, domenica con l'Olimpico di Tolone e il 1°Giugno con quello di Pietra Ligure si entra nel clou della stagione 2008.
In bocca al lupo a tutti e soprattutto buon divertimento.

sabato 3 maggio 2008

Un cinghiale sul podio

Guardate bene questa foto. Non è la solita foto di premiazioni di gare come ne trovate tante negli sterminati siti di triathlon che costellano il web.

Non è nemmeno la premiazione del campionato mondiale di salsiccie e birra di Roverino. (A dire il vero, Paolo stravincerebbe pure quella...)

C'è un particolare importante che ai più, magari, sfuggirà, ma che per noi del Ponente è importante: c'è un cinghiale sul podio!
E' il nostro Paul: terzo regionale al triathon di Andora con 1.07.37.

Grande gara, complimenti da tutta la squadra. E siamo solo all'inizio.
Chi l'avrebbe mai detto che anche i cinghiali scalano le classifiche?

Seguono dettagli su Andora 08...